Pubblichiamo gli estratti del Pressbook ufficiale di Robin Hood.

Già abilissimo cavaliere, Crowe ha affrontato la parte fisica richiesta dall’interpretazione del suo personaggio sottoponendosi ad un regime di ginnastica molto pesante per trasformarsi in un abile arciere, in grado di maneggiare con destrezza il difficoltoso arco lungo medievale. Sulle orme di Robin Hood, è diventato molto bravo nel maneggiare la complicata arma con indosso una pesante veste di maglia di metallo (l’usbergo). Inoltre si è allenato per tre mesi in Australia a cacciare scalzo nella foresta.  “Ciò che fa il tuo personaggio deve diventare parte della tua vita”, suggerisce Crowe.  “Se devi tirare con l’arco, devi veramente diventare padrone del mezzo perché le circostanze in cui dovrai tirare non saranno mai perfette”.

Attentissimo ai dettagli, l’attore si è allenato con l’arco per diversi mesi, rendendosi subito conto che tirare con l’arco di Robin era molto più difficile di quel che sembrava.  “Devi tirare verso un bersaglio stabilito, in un posto preciso, e devi riuscire a farlo mentre stai correndo, o mentre piove”, spiega Crowe.  “Per un lungo periodo lanciavo anche 200 frecce al giorno”. E quello è il tipo di preparazione che un arciere olimpico intraprende prima della gara.  “Dipende tutto da te”, aggiunge.  “E’ la silenziosa contemplazione ed il lavoro che fai sul personaggio prima che la pellicola venga messa nella macchina che influisce sulla tua capacità interpretativa”.

Helgeland è rimasto colpito dall’impegno di Crowe per conferire realismo al suo personaggio.  “Russell ha usato lo stesso metodo che ha utilizzato in L.A. Confidential per Robin Hood; desiderava essere il più in linea possibile col periodo storico in cui si svolgeva la storia.  Per esempio, voleva che il suo arco fosse il più simile possibile a quelli utilizzati all’epoca. Ed ha voluto imparare ad usarlo”.

Come nel caso del suo coprotagonista, la Blanchett è voluta tornare in sella. Già navigata cavallerizza dopo la saga di Elizabeth, ha raccolto la sfida. Racconta l’attrice: “Ridley mi ha detto, ‘Puoi farlo se te la senti’.  E così mi ha sfidato.  Se qualcuno ti chiede Te la senti?’ sicuramente tu non rispondi, ‘Beh, no…non me la sento.’ Mi piace andare a cavallo, e sono cavalli da cinema, e quindi sono molto ben addestrati. E’ stato emozionante”.

Tuttavia, l’attrice sapeva bene fin dall’inizio che ci sarebbero stati dei giorni in cui avrebbe voluto rimangiarsi la promessa fatta al regista.  “C’è una scena in cui Marion si indossa la scomoda veste di maglia di metallo e parte a cavallo per la battaglia. C’erano questi ragazzini straccioni a cavallo di ponies selvaggi ed alcuni erano veramente restii a farsi montare.  Nessuno di essi era sellato; è stato pazzesco. Il mio primo giorno sul set è stato una ripresa notturna in cui lancio una freccia infuocata”.

Veterano dei film d’azione, tra i quali Tristano e Isotta e Stardust, Strong si sentiva a suo agio con lo scudo in una mano e la spada nell’altra.  Ma ha dovuto lavorare comunque molto per imparare a cavalcare velocemente sorreggendo un’arma pesante.Ciò ha fatto nascere in lui, e nel resto della troupe e degli attori, un profondo rispetto nei confronti dei cavalieri medievali e di quello che devono aver sopportato in battaglia.

“Innanzi tutto capisci quanto deve essere stato difficile indossare la veste di maglia di metallo e l’armatura”, spiega l’attore.  “Quei poveracci devono aver avuto a malapena la possibilità di muoversi, a meno che non possedessero una forza sovrumana.  E i combattimenti si risolvevano in un paio di colpi, poi uno cadeva a terra e ci rimaneva finché qualcuno non lo trafiggeva infilandogli la spada nella fessura dell’elmo”.

Durand descrive il campo militare che Scott aveva allestito affinché gli attori raggiungessero le condizioni fisiche ottimali allenandosi con dozzine di cascatori uomini e donne:  “Abbiamo trascorso un periodo di addestramento in Australia, che consisteva praticamente solo nel conquistare un’ottima forma fisica.  Ciascuno di noi seguiva una sua dieta particolare e facevamo tutti attività fisica aerobica e sollevamento pesi. Poi siamo passati all’addestramento con arco e frecce; il mio obiettivo era perfezionarmi nella disciplina. Mi sentivo un idiota quando mi trascinavo dietro quel coso”.

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