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In questa carrellata, poi, non poteva non mancare un altro capolavoro con protagonista Vittorio Gassman, I soliti ignoti (1958) di Mario Monicelli. Il film, che ha segnato l’inizio della cosiddetta commedia all’italiana, abbandonando definitivamente gli schemi della farsa e dell’avanspettacolo per tuffarsi nella quotidianità già esplorata dal Neorealismo, ha ricevuto anche la nomination agli Oscar come miglior film straniero e ha ispirato direttamente o indirettamente almeno tre film, di cui due con George Clooney. Crackers (1984) di Louis Malle con Sean Penn; Welcome to Collinwood (2002), dove Clooney interpreta l’istruttore della banda di spiantati che deve compiere una rapina; nonché Ocean’s 11

Ecco la famosa scena de I soliti ignoti con protagonista Totò e il trailer di Welcome to Collinwood, con George Clooney nei panni che furono del “Principe”:

Concludiamo, quindi, con altri due film italiani, che seppur per motivi differenti hanno entrambi segnato la storia del cinema: Ossessione (1943) di Luchino Visconti e Il signor Max (1937) di Mario Camerini.

Il primo (1943) è liberamente ispirato al romanzo Il postino suona sempre due volte di James M. Cain. E , oltre ad aver alzato il sipario sull’era del Neorealismo, ha spianato la strada alle due successive trasposizioni americane, che portano entrambe il titolo del libro e sono datate rispettivamente 1946 e 1981. Al centro della vicenda c’è sempre la moglie fedifraga di un oste, che insieme all’amante toglie di mezzo il marito simulando un incidente. Ma quando la relazione clandestina può venire alla luce, verrà minata dal senso di colpa e neppure la lieta novella di una gravidanza potrà salvare gli assassini dalla loro pena. Nel film italiano, che ha come protagoniti Clara Calamai e Massimo Girotti, però, è solo la donna a pagare con la morte, mentre a lui spetta la galera. Nelle altre versioni, sia quella con Lana Turner che quella con Jessica Lange e Jack Nicholson, la pena di morte invece coinvolge anche l’amante.

Il caso de Il signor Max, invece, rappresenta un caso unico per l’Italia. Il film con protagonista Vittorio De Sica nei panni di un giornalaio aspirante nobile, viene rifatto a vent’anni di distanza con il titolo Il conte Max da Giorgio Bianchi e vede Alberto Sordi ricoprire il ruolo che fu del collega, mentre quest’ultimo diventa lo spiantato conte che istruisce il popolano.  Della pellicola, infine, viene proposto un terzo remake omonimo (1991), che resta sempre in famiglia. Il figlio di Vittorio, Christian De Sica nel doppio ruolo di interprete e regista omaggia il padre e Sordi nel ruolo del giornalaio, mentre la parte del conte viene affidata a Galeazzo Benti.

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