Pubblichiamo la seconda puntata del nostro approfondimento sui supereroi, con cui ripercorriamo la storia dei cine-comic .

Marvel
è in ritardo sulla rivale Dc Comics per quanto riguarda il cinema. Colpevole, probabilmente, anche la difficoltà tecnica di rappresentare in modo verosimile certi complessi superpoteri come quelli dell’Uomo Ragno o dei Fantastici 4. Non riuscendo a convincere Hollywood, infatti, nel 1977 Marvel regala al tubo catodico la prima serie (13 episodi) di Spider Man (mentre in Italia il primo capitolo approda come un vero e proprio film nelle sale cinematografiche: L’Uomo Ragno).

Godetevi l’impacciata arrampicata di Spider-Man (nella serie omonima del 1977), realizzata facendo “gattonare” l’attore Nicholas Hammond sul pavimento e ruotando l’immagine per farla apparire verticale:


In seguito, tra il 1978 e il 1979, vanno in onda le successive due stagioni del telefilm. I primi due episodi di ogni serie in Italia sono approdati come film al cinema: L’Uomo Ragno colpisce ancora e L’Uomo Ragno sfida il drago. Per mancanza di fondi, però, l’arrampicamuri si scontra con furfanti umanissimi, incastrandoli con la sua ragnatela di corda di canapa chiara, che fa un po’ rabbrividire rispetto a quello del XX secolo a cui siamo abituati. Dopo Spiderman, Marvel punta su un altro suo personaggio molto noto che è relativamente facile da filmare: Hulk. I telefilm che vanno in onda dal 1978 al 1982 conquistano il cuore degli spettatori, grazie soprattutto alla riuscita sequenza della trasformazione di Bruce Banner (Bill Bixby) nel mostro verde (il culturista Lou Ferrigno). La drammatica vita televisiva del mostro verde (l’atmosfera che circonda il personaggio è sempre molto cupa!), in realtà, è però aperta e chiusa da veri e proprio film per il piccolo schermo. Nel 1977 la serie, infatti, viene promossa con due lungometraggi: L’incredibile Hulk e Morte in famiglia. Mentre a conclusione del serial, dal 1988 al 1990 vanno in onda tre film, nei cui primi due capitoli (La rivincita dell’incredibile Hulk e Processo all’incredibile Hulk; il terzo è La morte dell’incredibile Hulk) il protagonista incontra altri due supercolleghi Marvel: Thor e Daredevil (apparizioni che però non passano decisamente alla storia!).

Gustatevi l’improbabile scontro tra Thor e Bruce Banner, nel film Hulk vs Thor, che infervorato si trasforma nel mitico gigante verde!

I “test” della Marvel danno dunque buoni frutti, ma la Casa delle Idee sembra indietro anni luce rispetto a quella che al momento dimostra di essere l’azienda leader del settore. DC (dal 1969 in partnership con Warner, di cui DC è diventata una vera e propria divisione lo scorso settembre: DC Entertainment Inc.), infatti, nel 1978 dà una svolta al mondo dei supereroi e all’universo cinematografico nel suo complesso: sul grande schermo approda Superman. Il cambio di rotta, rispetto al passato, è evidente per due motivi. Innanzitutto l’altissimo budget a disposizione: 55 milioni di dollari, una cifra record per quegli anni! Per fare un paragone è sufficiente ricordare che per due pellicole altrettanto ricche d’azione come Inferno di cristallo (1974) oppure King Kong (1976) sono stati rispettivamente stanziati 14 e 24 milioni di dollari. In secondo luogo, anche grazie alla somma a disposizione, per il film sono adottati effetti speciali all’avanguardia. L’attenzione ai dettagli è quasi maniacale e per portare a compimento l’opera sono necessari 4 anni di lavorazione. Molti degli effetti visivi utilizzati per Superman, che regalano l’Oscar al designer Colin Chilvers, sono volti soprattutto a rendere credibile il volo dell’Uomo d’Acciaio. Dopo il fallimentare tentativo di spedire in orbita dei manichini da crash test con un cannone, Christopher Reeve (l’esordiente scelto come protagonsita che spesso preferiva non adoperare stuntmen) viene appeso al soffitto e fatto ondeggiare con contrappesi e carrucole, davanti a un blue screen. Per creare l’”effetto missile“ del calcio dato dal giovane Clark Kent a un pallone, durante una partita di football, viene usato un cannone nascosto sotto terra. Per ricreare il Golden Gate Bridge di San Francisco o la diga di Hoover, vengono usati dei modellini in scala. A contraddistinguere la pellicola non è solo l’opulenza della visione. Per il film, infatti, vengono chiamati in causa big di Hollywood: Gene Hackman, nei panni di Lex Luthor e Marlon Brando, in una comparsata di pochi minuti, in quelli del vero padre di Superman Jor-El. Brando ottiene 4 milioni di dollari, oltre una percentuale sugli incassi. Un compenso record (per rapporto quantità/prezzo) che resta ancora imbattuto.

Ecco la famosa scena dell’elicottero del film Superman del 1978, in cui l’Uomo d’acciaio-Christopher Reeve salva la sua Lois:

Qui sotto, un estratto della comparsata milionaria di Marlon Brando in Superman del 1978:


Dal film, tuttavia, nasce anche una nuova stella, Christopher Reeve, che rimane indissolubilmente legato al suo personaggio (fino alla tragica morte del 2004) e interpreta l’Uomo d’Acciaio anche nei successivi tre sequel.
Il secondo episodio della saga, Superman II, esce nel 1980 e può essere considerato un’estensione del primo capitolo. Viene infatti realizzato contemporaneamente e la produzione sfrutta anche le medesime apparecchiature per gli effetti visivi. Il cast viene riconfermato praticamente in toto, ad eccezione del costosissimo Marlon Brando e del regista, licenziato a riprese in corso e sostituito dal più giovane Richard Lester. La firma di Richard Donner (che dopo Superman sarà chiamato a dirigere cult come I Goonies o la saga di Arma letale), tuttavia, è ancora riconoscibile nel sequel, per il quale Lester gira solo pochissime sequenze. La sua impronta (altamente criticata per la ricerca di effetti comici gratuiti) è, invece, evidente nel terzo episodio, quello del 1983, considerato un fiasco anche da parte degli attori. A causa dell’insuccesso registrato da Superman III, infatti, nessuno riesce a convincere Reeve a prendere parte al film sulla collega di Krypton, Supergirl del 1984.
Più fortuna, invece, ha un’altra eroina in gonnella, la principessa amazzone di origini divine Wonder Woman (in sostanza la dea della mitologia classica Diana, con superpoteri degni del pianeta Krypton!), che spopola in televisione (dopo un film per il piccolo schermo del 1974) con una serie di 57 episodi che va in onda negli USA dal 1975 al 1979 e che ha ottimi riscontri anche all’estero, anche grazie all’avvenente e statuaria Lynda Carter.

Ecco la giravolta supersonica che garantiva la trasformazione di Wonder Woman nell’omonima serie tv degli anni ’70, con protagonista Lynda Carter:

Nel 2007 anche lei comparirà in Smallville. Nel 1987, infine, si conclude la prima quadrilogia di Superman. Il cambio di rotta e il ritorno alle origini convincono Reeve a rindossare il mantello. Superman IV, diretto da Sidney J. Furie nel 1987, infatti punta tutto sul revival, facendo tornare in gioco anche Lex LuthorGene Hackman, con un’evasione dal carcere. Il film, tuttavia, non ottiene i riscontri sperati.

Leggi come prosegue la storia con la puntata Supercinema: Batman conquista il pubblico adulto (puntata 3)

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