In occasione dei venticinque anni dall’uscita del primo Ritorno al Futuro – il film che meglio di qualunque altro ha saputo giocare con i vari aspetti del viaggio del tempo – Best Movie ripercorre i più celebri viaggi nel tempo visti al cinema.

Il viaggio nel futuro è stato sfruttato meno di quello nel passato nel mondo del cinema perché non costituisce un elemento di ingarbugliamento della trama, visto che non si possono generare paradossi. La fantascienza ha usato spesso però alcuni topos per sfuggire alla censura: gli alieni come allegoria del nemico straniero, o, appunto, il viaggio nel tempo futuro. Lo stesso H.G. Wells nel suo “The Time Machine” utilizza la società di un lontano futuro per esprimere opinioni che altrimenti sarebbero state censurate dall’editore. Tralasciando i viaggi nel futuro che hanno come destinazione il nostro presente (Kate & Leopold, I Visitatori ) , che sono soltanto pretesti per una serie di clichè o non hanno nulla a che vedere con i concetti più interessanti di viaggi nel tempo, analizziamo soltanto i casi in cui il punto di partenza è l’epoca presente ed il futuro è quello che gli sceneggiatori si sono divertiti ad inventare (tra questi sicuramente c’è anche I Robinson della Disney, ma si è preferito inserirlo nella categoria “Viaggi nel Passato” per le implicazioni dei viaggi nel tempo nella trama).

Considerato da molti il padre della letteratura di fantascienza, H.G. Wells scrisse The Time Machine alla fine dell’Ottocento. Nel suo libro, un inventore poteva muoversi a suo piacimento nel tempo (ma non nello spazio) grazie ad una macchina di sua invenzione. Con quest’opera Wells praticamente inventò i viaggi nel tempo così come sono oggi concepiti nella fantascienza – aggiungendo appunto la scienza all’elemento fantastico – ed è stato uno dei primi a sposare la teoria quadrimensionale secondo cui il tempo può essere associato alle tre dimensioni spaziali.

Dal libro di Wells sono stati direttamente tratti due adattamenti cinematografici, entrambi dal titolo originale The Time Machine. Il primo di essi, in italiano L’uomo che visse nel futuro (1960), è oggi considerato un classico della fantascienza ed un film con pionieristici effetti visivi. Ambientato alla fine del 1899, il viaggiatore (chiamato George in onore dello scrittore, nel libro non ha nome) parte per il futuro e visita il 1917 ed il 1940, ai tempi delle due guerre mondiali. Il terzo balzo è nel 1967, in cui viene immaginata una disastrosa guerra nucleare, che porta al quarto ed ultimo balzo, nell’anno 802.701, in cui, a seguito della catastrofe nucleare, l’umanità si è evoluta in due specie: gli Eloi, pacifici ed inerti abitanti della superficie e i Morlock, mostruosi abitanti del sottosuolo, allegoria fin troppo evidente dello spaccamento già in atto nell’Inghilterra di fine Ottocento tra i nobili e la classe operaia, ripresa direttamente dal libro assieme all’atteggiamento fortemente critico nei confronti della guerra e delle azioni dell’uomo, che invece di essere tese al progresso ed al bene comune, si riducono ad un mero calcolo, si piegano al culto del denaro e conducono alla catastrofe.
Le implicazioni etiche e filosofiche rispetto al ruolo dell’uomo nella storia e nel tempo sono incredibilmente attuali e, al contrario degli effetti speciali, non sempre sono state migliorate e approfondite nei film degli anni successivi, in cui si è preferito puntare sulla spettacolarità a scapito della sostanza.

Una curiosità: il film, divenuto un classico, è stato di recente citato nel popolare telefilm The Big Bang Theory, in cui una replica esatta della macchina del tempo di George viene acquistata per errore dai quattro protagonisti e tenuta in salotto per giocare.

Ecco il trailer originale:

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