Mare senza terra e immigrati clandestini. In un’isola che per il regista potrebbe essere qualsiasi isola arrivano gommoni colmi di uomini e donne che scappano dai loro Paesi. Un peschereccio li avvista. Chiama la guardia costiera, ma in mare ci sono sei immigrati. Un pescatore anziano (Mimmo Cuticchio) si butta in mare per prenderli. Tra di loro una giovane donna incinta. Alla 68° Mostra del Cinema arriva Terraferma il primo film italiano in concorso. «Non ho fatto – spiega Crialese durante la conferenza stampa a Venezia – un film a tesi. Con Terraferma racconto una questione aperta sull’immigrazione. Le notizie che vediamo in televisione non riescono a farci comprendere le tragedie che stanno moltiplicandosi nel nostro mare». Al centro di Terraferma quattro personaggi a confronto con Sara, una donna immigrata. Ernesto (Mimmo Cuticchio) è il pescatore anziano, immagine pura dell’accoglienza: l’ha salvata portandola nella propria barca; Giulietta (Donatella Finocchiaro) è la nuora di Ernesto, già vedova,  quadro che rappresenta due sentimenti opposti, di accoglienza e di paura: ha preso in casa con sé e l’ha aiutata a partorire; Filippo (Filippo Pucillo) è il ventenne figlio di Giulietta che porta con sé il rifiuto e poi l’accoglienza; e infine Nino (Beppe Servillo), figlio di Ernesto, perfetta copia dell’uomo che, chiuso in se stesso, è più preoccupato di salvare il turismo che la vita delle persone. «Questa storia – continua il regista – è nata osservando quello che stava accadendo dalla collaborazione con Timnit (nel ruolo di Sara): avevo visto la sua foto su un giornale. Lei, insieme ad altri tre, era tra le uniche persone rimaste in vita, tra i 73 clandestini morti in mare. Le ho fatto leggere la storia e con lei insieme a Vittorio Moroni (sceneggiatore del film) abbiamo cercato di raccontare il punto di vista di chi ha vissuto questa esperienza. Il film pone domande e per questo vorrei che il mio spettatore ideale fosse un bambino di 7 anni». Terraferma, che sarà nelle sale dal 7 settembre per 01 Distribution, è «un film che racconta – sottolinea lo sceneggiatore -una realtà che sta cambiando e gli stati d’animo che scaturiscono rispetto agli im migrati clandestini che sbarcano nelle nostre terre».

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