Dopo neppure trenta secondi dentro una stanza insieme a Ben Stiller ci si ricorda di una grande verità: un attore non è i personaggi che interpreta. Dimenticate lo scatenato Larry Daley di Una notte al museo. Tanto meno pensate all’imminente ritorno di Derek Zoolander. L’uomo che ci sorride di fronte è pacato e composto, e ricorda decisamente di più il timido impiegato Walter Mitty, soprattutto nella prima parte del film quand’è ancora alla ricerca di se stesso. Oppure il Josh che interpreta in While We’re Young (Giovani si diventa), documentarista di mezza età, disilluso e un po’ depresso, la cui vita ha un soprassalto quando lui e sua moglie stringono amicizia con una coppia spensierata e di vent’anni più giovane. Alla regia c’è Noah Baumbach, che aveva già diretto Stiller in Lo stravagante mondo di Greenberg, e che è conosciuto per essere uno dei nomi più talentuosi della scena indie americana, da Il calamaro e la balena a Frances Ha.

Best Movie: Josh non è il solito “tipo fisso” che ami interpretare nelle commedie.
Ben Stiller: «Mi sento molto vicino a questo personaggio per la verità delle sue sfumature, che sono forse addirittura più importanti di ciò che avviene nella storia principale. Josh è un uomo che si confronta con le piccole-grandi crisi quotidiane, con le frustrazioni della sua età e del mondo in cui vive. Come attore, dare profondità ai momenti che sembrano insignificanti e che ognuno di noi vive è emozionante, significa presentarsi sul set e conoscere per esperienza diretta le sensazioni che si devono esprimere per far funzionare un personaggio. Come ad esempio quando Josh mangia insieme a Jamie (Adam Driver, ndr) e deve sempre pagare il conto: di questi piccoli “incidenti” privati la vita è piena, ed è molto vero il modo in cui questo film riesce a metterli in scena».

BM: C’è qualche tratto del personaggio in cui ti rivedi in particolare?
BS: «Non sono una persona attiva come Josh. Come lui amo l’ordine ma sono decisamente più pigro: mi piace passare giorni senza far nulla. Sto molto attento a rispettare i miei impegni e ad essere efficiente quando lavoro, ma sono anche capace di prendermi periodi di relax assoluto. Ho un ufficio con tanto di televisione e un bel divano comodo dove ogni tanto mi piace starmene semplicemente sdraiato. Per il resto, sono praticamente uguale a lui».

BM: Il film sembra suggerire un discorso sotterraneo sulle ambiguità del concetto di realismo in questo momento storico. Cosa ne pensi?
BS: «Il mio personaggio è ossessionato dalla realtà, la vuole a tutti i costi, sia nel suo lavoro di documentarista che nella vita. Io come artista penso di aver superato la questione perché la realtà, oggi, è un prodotto mercificabile come gli altri. Basta pensare a come i reality show la manipolano e ce ne restituiscono una versione molto poco… spontanea. Io sono attento all’entertainment, ma non per questo nei miei film ho smesso di ricercare la verità».

BM: While We’re Young parla anche dell’influenza sulla nostra vita dei nuovi mezzi di comunicazione. Cosa pensi di questa esplosione tecnologica?
BS: «Non credo che la tecnologia sia necessariamente negativa, tutt’altro. Adesso sto girando Zoolander 2 lontano da Los Angeles e posso vedere i miei figli ogni giorno grazie a FaceTime, per me è meraviglioso. Il problema è che spesso ci si nasconde dietro la tecnologia per evitare di esporsi, di mostrare le debolezze che pensiamo di avere».

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