Chi avrebbe mai detto che la glamourosissima Gwyneth Paltrow si sarebbe mai mostrata così a pezzi sul grande schermo? Struccata, con la bava alla bocca e per giunta con un vero e proprio scalpo ai suoi danni. Tutto questo accade in Contagion di Steven Soderbergh in concorso a Venezia, che racconta di una pandemia  il cui contagio è trasmesso con il semplice contatto fisico. In pratica, l’incubo che tutti temiamo da quando sono scoppiate le recenti epidemie globalizzate. Accompagnato da un grande cast che vede coinvolti, oltre alla Paltrow, Matt Damon, Laurence Fishburne, Kate Winslet (quest’ultima volata altrove dopo ben tre giorni di presenza alla Mostra). E’ lucido e anche un po’ freddo il regista nel presentare la sua opera. “Ho cercato di essere il più realistico possibile. Per questo ci siamo affidati anche a degli esperti. Se scoppiasse un’epidemia di queste proporzioni questo è quanto succederebbe. Mi sono ispirato a Tutti gli uomini del presidente. Volevo che il film avesse stile, ma che fosse al contempo rigoroso”.”Lo farebbe vedere ai suoi bambini?” hanno chiesto alla Paltrow: “Per fortuna sono dei bambini piccoli. Se ne riparla tra un po’ . Io, comunque, mi sono divertita nel mostrarmi così malata, stramazzante a terra e con la schiuma alla bocca procuratami dall’Alka Seltzer” e mentre lo dice indossa un elegantissimo abito arancione di Prada che mette in risalto la sua chioma bionda. L’immagine della salute e della bellezza. C’è chi tra i cronisti suggerisce che la malattia del suo personaggio possa essere vista come una punizione al fatto di aver tradito il marito all’inizio del film. Risponde decisa: “Non credo si tratti di una punizione. Non la giudico, perché tutti noi commettiamo i nostri errori. Se ci fosse una punizione per chi tradisce, questa sala sarebbe vuota, specie qui in Italia”.

Matt Damon, che in Contagion è il marito della Paltrow, si presenta con la testa rasata per esigenze di copione del suo prossimo film. “Ogni volta che vengo a Venezia, mi chiedete dei miei capelli. Anche perché spesso faccio film d’azione e cambio più volte look.  Anche nella vita mi concepisco più come un uomo d’azione, ma mi è piaciuto molto interpretare quest’uomo che è costretto a difendere l’unica parte della sua famiglia che gli resta. E’ solido e sensato come padre e penso si sia comportato nel modo migliore”.

Inevitabile diventare ipocondriaci e ossessionati dal pericolo-virus dopo la visione di questo film. Lo ammette lo stesso Soderbergh, con una punta di ironia:  «E’ impossibile smettere di pensarci. Chissà quante mani avranno toccato il microfono con cui mi fate le domande. E quante mani ho stretto qui a Venezia. Per non parlare del fatto che sono appena sceso in un aeroporto, praticamente il posto con il più alto tasso di possibilità di contagio. In effetti mi lavo più spesso le mani…».
(Foto di Luca Maragno)

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