La polemica parte da lontano. Dalla prima usicta del trailer che già aveva suscitato reazioni inviperite soprattutto in Veneto per la raffigurazione razzista del cittadino settentrionale. C’è stata di mezzo anche un’interrogazione parlamentare, s’è fatto di tutto per ostacolare il film e a un certo punto s’è messo di mezzo anche il figlio dell’ex patron di Antenna 3 Giorgio Panto che aveva fatto della sua lotta all’immigrazione un suo cavallo di battaglia. La pietra dello scandalo in questione è il film di Francesco Patierno, Cose dell’altro mondo, in cui si immagina che tutti gli immigrati di Italia siano improvvisamente spariti , proiettato ieri nella sezione Controcampo. Il clima di oggi alla conferenza stampa era ovviamente teso, con il regista e il cast (oltre ad Abatantuono, Valentina Lodovini e Valerio Mastandrea) già guardinghi verso la stampa, che ovviamente non ha lesinato quanto a domande scomode…

“L’accoglienza molto positiva già ottenuta dal film presso il pubblico italiano dimostra che le persone hanno capito che non si tratta di un fiilm ideologico, ma che vuole porre una domanda importante” ha esordito il regista.  Sulle reazioni della Lega ai contenuti del suo film, il regista ha risposto secco e deciso: “I leghisti non rappresentano tutta la popolazione del Veneto, per cui confido che in molti nelle regioni del Nord apprezzeranno il significato del mio film”. A chi gli contesta di essere stato forse un po’ manicheo nel descrivere l’integrazione ai nostri giorni, si ribella: “Io penso che sia tutt’altro che manicheo. E’ un film che parla di sentimenti. In cui ci si domanda che tipo di rapporto abbiamo con il diverso. Gli immigrati spariti del film ci mancano solo perché ci servono o con loro abbiamo instaurato delle relazioni affettive veramente profonde?”. A questo proposito interviene la Lodovini: “Il mio personaggio, ad esempio, sembra tanto aperto ma alla fine risulta ipocrita. Parla, parla, ma alla fine riesce a fare benissimo senza l’uomo (di colore, ndr) a cui è legata. Questa ambiguità di fondo mi ha spinto a interpretarlo”. Anche Abatantuono ha chiarito il tipo di spirito che ha cercato di infondere al proprio personaggio: “I nostri personaggi in qualsiasi altro contesto sarebbero anomali. In fondo questo film è una fiaba inquietante, ma ho cercato di umanizzare il mio, pur rendendolo sempre divertente e poco credibile”. Quanto a quest’ultimo e a una possibile fonte d’ispirazione scaturita dal Panto di cui sopra, Patierno ha chiarito una volta per tutte: “Ho già spiegato più volte di essermi ispirato a un assessore del Nord che riempie YouTube di video profetici che noi abbiamo quasi integralmente copiato per la nostra sceneggiatura. Il fatto che Abatantuono usi il doppiopetto e il girocollo è pura coincidenza”. Gli ha fatto eco l’attore: “Io tra l’altro col girocollo sto molto bene…”.

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