Nel corso delle sue avvincenti otto stagioni, The Rookie ha continuato a evolversi senza perdere di vista la crescita di John Nolan e del resto della squadra stanziata nel Mid-Wilshire di Los Angeles. Ai fan, non è tuttavia sfuggito come nel tempo la serie targata ABC si sia allontanata sempre più dalla formula che l’aveva resa popolare, ed ora sembra proprio che la prossima stagione possa finalmente segnare un tanto atteso ritorno alle origini. Ma facciamo un passo indietro.
Fin dagli esordi The Rookie è stata incentrata sul lavoro quotidiano di John Nolan (Nathan Fillion), l’agente più anziano mai entrato nell’Accademia di polizia di Los Angeles, e dei colleghi che lo affiancano nel suo percorso di recluta alle prime armi, con particolare attenzione all’elemento procedural il quale, attraverso i vari casi, ha permesso alla serie di alternare l’azione alle vicende personali dei protagonisti.
Con il passare delle stagioni, però, questo equilibrio è progressivamente mutato. Le grandi storyline orizzontali hanno assunto un peso sempre maggiore e gli episodi hanno iniziato a concentrarsi soprattutto su indagini particolarmente elaborate, spesso coinvolgendo quasi tutti i personaggi principali. La stagione 8 ha portato questa trasformazione all’estremo, con Nolan e gli altri protagonisti che vengono spediti fuori da Los Angeles per prendere parte a una missione internazionale a Praga che ha coinvolto LAPD, FBI e Interpol.
A questo si è poi aggiunta un’altra tendenza sempre più improbabile come la crescente complessità dei villain. Gli antagonisti delle prime stagioni potevano spesso essere affrontati e risolti nel giro di un episodio, mentre quelli più recenti sono diventati figure molto più articolate, capaci di tornare per diversi episodi. Una scelta che aumenta la posta in gioco, ma che finisce anche per rendere ogni nuovo caso più grande e complicato del precedente, e che rende inoltre sempre più complesso spiegare come casi del genere possano essere affidati al team di Nolan e non a unità specializzate.
Questo non deve necessariamente essere visto come un problema per una serie che, dopo tanti anni, deve continuare a trovare nuovi modi per sorprendere il pubblico. Ad ogni modo, proprio questa evoluzione rischia di far perdere a The Rookie la possibilità di seguire gli agenti mentre svolgono il loro normale lavoro in strada – uno degli elementi che aveva distinto la serie dagli altri procedural – invece di presentare ogni settimana una nuova importante crisi.
Tale questione è emersa con particolare forza proprio durante l’ottava stagione. Diversi spettatori hanno notato come gli episodi recenti fossero costruiti attorno a un’unica grande indagine, lasciando in secondo piano le tradizionali chiamate di pattuglia e le storie secondarie legate al lavoro quotidiano. Ora, la nona stagione potrebbe davvero rappresentare l’occasione ideale per invertire questa tendenza.
Il finale dell’ottava stagione aveva lasciato in sospeso una situazione particolarmente delicata per Tim Bradford e Lucy Chen, permettendo agli sceneggiatori di ripartire da una storyline ad alto tasso di tensione. Ad ogni modo, questo non significa necessariamente che The Rookie debba continuare sulla strada delle grandi operazioni internazionali e delle minacce sempre più complesse.
Al contrario, tornare alla formula originale potrebbe permettere alla serie di valorizzare nuovamente ciò che l’ha resa riconoscibile al grande pubblico e ai fan dei procedural, ovvero il rapporto tra gli agenti, il lavoro sul campo e quei piccoli casi che, accanto alle storyline più importanti, contribuivano a costruire il mondo della serie. Insomma, dopo otto stagioni The Rookie non ha più bisogno di espandersi e ampliare i suoi orizzonti, ma semplicemente, di riportare in scena quel che l’aveva resa speciale all’inizio.
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Fonte: CBR
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