Quando si parla dei presidenti più celebri della storia degli Stati Uniti, difficilmente John Adams è il primo nome che viene in mente. Il secondo presidente americano non gode della stessa fama del suo predecessore George Washington o del suo successore Thomas Jefferson, eppure ebbe un ruolo fondamentale nel processo che portò all’indipendenza e alla costruzione politica del nuovo Paese. Proprio questa figura spesso messa in secondo piano è al centro dell’omonima serie storica in sette episodi uscita nel 2008 e interpretata da Paul Giamatti e Laura Linney nei ruoli di John e Abigail Adams.
A 18 anni dal debutto, la produzione rimane uno dei prodotti del genere più premiati della televisione americana: ottenne 23 candidature agli Emmy e ne vinse ben 13, tra cui quello per la Miglior miniserie e quello per il Miglior attore protagonista assegnato a Giamatti.
La serie è tratta dalla biografia John Adams di David McCullough, opera che nel 2002 valse allo storico il Premio Pulitzer. Pur concedendosi alcune inevitabili libertà creative, il proprio racconto partendo da una solida ricostruzione storica. John Adams fu uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti e svolse un ruolo importante nella conquista dell’indipendenza americana, ma la sua figura è stata spesso oscurata da personalità come George Washington, Thomas Jefferson, Benjamin Franklin e Alexander Hamilton. La miniserie sceglie proprio questa posizione apparentemente secondaria come uno dei suoi punti di forza, raccontando Adams come un uomo pragmatico, diretto e spesso incapace di adattarsi alle regole non scritte della diplomazia.
Il suo carattere lo porta frequentemente a scontrarsi con personalità molto più influenti. I rapporti con Benjamin Franklin e Thomas Jefferson diventano così alcuni degli elementi centrali della storia, mettendo in evidenza le differenze tra il temperamento impulsivo di Adams e l’approccio maggiormente diplomatico dei suoi contemporanei. Una delle relazioni più importanti raccontati dalla miniserie è proprio quella tra Adams e Thomas Jefferson, due uomini inizialmente legati da amicizia e rispetto reciproco ma destinati ad allontanarsi progressivamente a causa delle loro profonde divergenze politiche.
La loro rivalità riflette alcune delle divisioni ideologiche che contribuirono alla nascita del primo sistema partitico statunitense. Durante la presidenza di George Washington, Jefferson e Alexander Hamilton entrano nel cuore dell’amministrazione, mentre Adams, in qualità di vicepresidente, si sente progressivamente relegato ai margini. La distanza tra Adams e Jefferson aumenta ulteriormente quando il primo riesce a diventare il secondo presidente degli Stati Uniti. Il suo mandato viene però segnato dalle tensioni tra le diverse fazioni politiche e, nelle elezioni del 1800, Jefferson riesce infine a sconfiggere Adams, spingendo quest’ultimo ad abbandonare la vita politica.
La loro storia non termina però con lo scontro. Negli ultimi anni della loro vita, i due ricominciano a comunicare attraverso una celebre corrispondenza, superando almeno in parte le vecchie divisioni. Il destino riserverà loro una coincidenza straordinaria: John Adams e Thomas Jefferson morirono entrambi il 4 luglio 1826, esattamente cinquant’anni dopo la Dichiarazione d’Indipendenza.
Quando John Adams debuttò nel 2008, le grandi miniserie televisive avevano ancora un carattere fortemente cinematografico e venivano spesso percepite come veri e propri eventi. La presenza di Tom Hanks come produttore esecutivo contribuì ulteriormente all’ambizione del progetto.
La serie non punta sulle gigantesche battaglie che ci si potrebbe aspettare da un racconto ambientato durante la Rivoluzione americana. Preferisce invece concentrarsi sui personaggi, sui rapporti politici e sulle conseguenze personali degli eventi che portarono alla nascita degli Stati Uniti. Questa decisione venne ampiamente premiata: ottenne infatti 13 Emmy su 23 candidature, stabilendo all’epoca un risultato straordinario per una produzione di questo tipo.
Grande merito va anche al cast. Accanto a Paul Giamatti e Laura Linney troviamo Tom Wilkinson, Stephen Dillane, Rufus Sewell, David Morse, Sarah Polley e Justin Theroux. Giamatti vinse l’Emmy come Miglior attore protagonista per la sua interpretazione di Adams, mentre Laura Linney conquistò quello come Miglior attrice protagonista grazie al ruolo di Abigail. Anche Tom Wilkinson venne premiato per la sua interpretazione di Benjamin Franklin.
Uno degli aspetti più riusciti della miniserie è la scelta di non trasformare il suo protagonista in una figura eroica e idealizzata: John Adams viene mostrato con tutte le sue contraddizioni, dal carattere difficile alle ambizioni politiche, passando per le frustrazioni e il rapporto complesso con il potere. Fondamentale è poi anche Abigail Adams, che la serie non presenta semplicemente come moglie del protagonista, ma come una figura capace di influenzarlo, consigliarlo e aiutarlo ad affrontare alcuni dei momenti più difficili della sua carriera.
Questo approccio più intimo distingue John Adams da molte altre grandi produzioni storiche. La nascita degli Stati Uniti viene raccontata attraverso uomini e donne pieni di difetti, rivalità e ambizioni personali, mostrando il lato umano dietro figure destinate a entrare nei libri di storia.
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Foto: HBO
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