In quasi quarant’anni di storia, Dragon Ball ha regalato ai fan momenti indimenticabili, tanto sul piano visivo quanto su quello emotivo. Alcune battute, pronunciate nel pieno della tensione di uno scontro o di una scelta difficile, sono diventate veri e propri manifesti dei personaggi che le hanno dette. Goku, Piccolo, Freezer e Gohan hanno tutti avuto le loro frasi simbolo, ma poche risuonano ancora oggi con la stessa forza delle parole di Vegeta durante la Saga di Majin Buu. Un monologo che, a ventiquattro anni di distanza dalla prima messa in onda, continua a mettere i brividi a chi lo ascolta.
Nel pieno del duello con Goku, Vegeta confessa la propria verità: non è più il guerriero spietato di un tempo, ma un uomo che, quasi senza accorgersene, ha imparato ad affezionarsi alla Terra, alla famiglia, persino a quella serenità che un tempo avrebbe disprezzato. «Io volevo disperatamente tornare ad essere il sayan di prima!– diceva – Sotto la tua influenza mi stavo trasformando poco a poco in un essere gentile senza neanche rendermene conto! Ho perfino accettato di avere una famiglia… e anzi, l’idea cominciava anche a piacermi». È un passaggio di rara intensità, perché mostra per la prima volta il conflitto profondo del Principe dei Saiyan: l’orgoglio di chi vive per la battaglia contro la scoperta inattesa di un’umanità che non sa gestire. Quando Vegeta dice di essersi lasciato controllare da Babidi «per tornare ad essere me stesso», non c’è solo rabbia. C’è disperazione, bisogno di ritrovare un’identità perduta, paura di essere cambiato troppo.
Questa versione del discorso, quella arrivata in Italia nel doppiaggio storico Mediaset, è sorprendentemente fedele al tono e al senso dell’originale giapponese scritto da Akira Toriyama. Nella versione nipponica, infatti, Vegeta parla con malinconia, riconoscendo di essere diventato “troppo pacifico”, “addomesticato” dagli affetti, e ammette con sincerità che “non era poi così terribile”. È il racconto di un guerriero che si accorge di non essere più lo stesso e ne soffre, senza però negare ciò che ha trovato lungo la strada.
La curiosità è che, nella traduzione inglese realizzata da Funimation, questo monologo cambia profondamente. Le parole diventano più enfatiche e moralistiche: Vegeta parla di “malvagità nel mio cuore”, di “vita mediocre” e di “legami frivoli”, concetti assenti nell’originale. La riflessione intima diventa un discorso sull’orgoglio e sulla libertà, più vicino al gusto occidentale per l’eroe tormentato. Un adattamento affascinante, ma lontano dallo spirito del personaggio creato da Toriyama.
Riascoltato oggi, il monologo italiano di Majin Vegeta resta uno dei momenti più veri di Dragon Ball Z: non solo una dichiarazione di potenza, ma la confessione di un uomo che, dietro la corazza del guerriero, ammette di aver imparato ad amare. Ed è forse per questo che, dopo ventiquattro anni, continua ancora a commuovere. Siete d’accordo? Diteci la vostra, come sempre, nei commenti.
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