Da quasi quarant’anni Goku è l’eroe per eccellenza dell’animazione giapponese: puro di cuore, sempre pronto a sacrificarsi per gli altri e dotato di una determinazione che sfida ogni limite. È il simbolo stesso dello shōnen, l’archetipo del guerriero che si rialza dopo ogni sconfitta e che trova sempre un modo per superarsi. Ma, diciamolo chiaramente: Goku non è mai stato il più intelligente del gruppo. Tra un allenamento e l’altro, le sue scelte impulsive e la sua disarmante ingenuità hanno spesso messo nei guai amici, alleati e perfino l’intero universo.
Nel corso di Dragon Ball abbiamo assistito a una lunga serie di momenti in cui il Saiyan più amato del mondo ha confuso il coraggio con la sconsideratezza. Come quando, nella Saga di Cell, decide di mandare il piccolo Gohan a combattere al suo posto contro un nemico letale, convinto che l’esperienza lo avrebbe “forgiato” — e finendo invece per sacrificarsi inutilmente. O quando distrugge un paio di preziosissimi orecchini Potara solo per il gusto di affrontare Kid Buu da solo, mettendo a rischio la sopravvivenza dell’intero pianeta. E come dimenticare la decisione, in Dragon Ball Super, di riportare in vita Freezer per il Torneo del Potere? Una scelta tanto discutibile quanto pericolosa, che ha riaperto la strada a uno dei peggiori tiranni dell’universo.
Eppure, nessuna di queste follie può competere con la più grande assurdità di tutte: la mania di Goku per i fagioli Senzu. Nel mondo di Dragon Ball, i Senzu Bean sono praticamente reliquie divine — piccoli legumi capaci di guarire ogni ferita, anche mortale, e di ripristinare immediatamente le energie di chi li mangia. Sono l’asso nella manica in ogni battaglia disperata, l’ultima speranza per un guerriero stremato. Eppure Goku, nel suo eterno desiderio di combattere in modo “giusto”, ha l’abitudine di offrire questi doni miracolosi anche ai suoi nemici, ridando loro la forza di ucciderlo. Lo fa per onore, per sportività, o forse per pura incoscienza: vuole affrontare l’avversario alla pari, al massimo delle capacità, senza “vantaggi”.
È un gesto che nasce dal cuore, ma che sfiora la follia. Quando offre un Senzu Bean a Cell nel bel mezzo del combattimento contro Gohan, non solo concede al mostro il tempo di riprendersi, ma mette in pericolo la vita di suo figlio e di tutti gli altri. Lo stesso accade in Dragon Ball Super, quando decide di curare Moro, un nemico che ha dimostrato di essere assolutamente irrecuperabile. Invece di porre fine alla minaccia, Goku gli regala un’altra occasione per distruggere la Terra. Il risultato? Altri morti, più caos, e una serie di catastrofi che avrebbero potuto essere evitate se solo avesse usato un po’ di buon senso. L’eroismo di Goku è tanto grande quanto la sua ingenuità: in nome della lealtà, finisce per rendere ogni vittoria infinitamente più difficile, e ogni battaglia potenzialmente fatale.
Ma è anche vero che proprio questi comportamenti — a metà tra il coraggio e la sconsideratezza — sono ciò che rendono Goku l’eroe che tutti amano. Il suo desiderio di dare a chiunque una seconda possibilità, la sua fiducia nel potenziale di redenzione di ogni essere, e la convinzione che la forza vada misurata solo in campo aperto, senza scorciatoie, rappresentano la parte più pura e genuina del suo carattere. È lo spirito del combattente che non combatte per distruggere, ma per migliorare sé stesso e chi lo circonda. Certo, questo lato “buono a tutti i costi” finisce spesso per esasperare gli altri personaggi — da Vegeta a Piccolo, fino a Beerus — che non riescono a credere a tanta ingenuità. Ma senza queste sue scelte avventate, senza quella fiducia illimitata nel bene anche di chi non la merita, Goku non sarebbe Goku. Sarebbe forse un guerriero più saggio, ma anche un personaggio infinitamente meno umano. Ed è proprio lì, in quell’imperfetta combinazione di forza, bontà e stupidità, che risiede il suo fascino eterno.
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