3 motivi per cui Spider-Man 3 è il peggiore film della trilogia
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3 motivi per cui Spider-Man 3 è il peggiore film della trilogia

Stasera torna in tv il capitolo più discusso dei tre diretti da Sam Raimi e con protagonista Tobey Maguire

3 motivi per cui Spider-Man 3 è il peggiore film della trilogia

Stasera torna in tv il capitolo più discusso dei tre diretti da Sam Raimi e con protagonista Tobey Maguire

spider-man nel terzo film della trilogia di sam raimi

Nonostante negli anni siano arrivati altri film di Spider-Man, altri universi condivisi e altri interpreti del personaggio, molti fan continuano a guardare ancora oggi alla trilogia diretta da Sam Raimi come a un punto di riferimento del cinecomic moderno. Tre film che hanno lasciato un segno molto forte nell’immaginario pop, ma anche una percezione piuttosto condivisa: il terzo capitolo è il meno riuscito e il meno amato del lotto. Il film torna in tv stasera, martedì 31 marzo, su Italia 1 alle 21.26, quindi è l’occasione giusta per metterlo di nuovo sotto i riflettori partendo dai tre motivi più evidenti per cui il film appare ancora oggi quello più fragile della saga.

Il problema di Venom

Il primo problema del film che potete rivedere stasera in tv riguarda il contesto creativo che c’è dietro Venom, personaggio iconico sulla carta ma mai davvero integrato nel mondo di Raimi. Negli anni il regista stesso ha spiegato molto chiaramente di non aver mai sentito davvero suo il personaggio, e questa distanza si riflette nel modo in cui Eddie Brock e il simbionte entrano nel film, senza riuscire ad avere il peso che il pubblico si aspettava. Il regista ha ammesso: «In realtà era soprattutto il fatto che non capivo così bene il personaggio. Non era qualcosa che sentivo vicino al mio cuore». E ha aggiunto anche: «Quando lessi di Venom, che da ragazzino non avevo letto, dovetti recuperare quando vollero inserirlo nel film. Non riconoscevo abbastanza umanità in quel personaggio da riuscire a identificarmi con lui nel modo giusto». È probabilmente qui che si trova una delle radici del problema di Spider-Man 3: uno dei suoi villain più iconici non nasce da una convinzione autentica del regista, ma da un elemento che Raimi stesso faticava a comprendere fino in fondo. Il risultato è un Venom percepito da molti fan come affascinante sulla carta, ma poco sviluppato e quasi compresso dentro un film che aveva già troppi fili da tenere insieme.

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Troppi villain per un solo film

Il secondo motivo è la quantità eccessiva di villain e di linee narrative, un sovraccarico che finisce per togliere forza proprio ai personaggi. In Spider-Man 3 ci sono Harry Osborn trasformato nel Nuovo Goblin, Flint Marko alias Sandman, Eddie Brock che diventa Venom, il simbionte che corrompe Peter Parker, la crisi con Mary Jane e persino una rilettura del passato legato alla morte di zio Ben. È semplicemente troppo per un solo film, specie per anni in cui i cinecomic erano lontani dalla complessità “multiversale” raggiunta poi da Avengers: Endgame e compagnia. Il risultato è che nessuno di questi elementi riesce davvero a respirare come dovrebbe: Harry ha momenti forti ma discontinui, Sandman è forse il villain più riuscito ma resta intrappolato in una narrazione troppo affollata, mentre Venom arriva tardi e lascia la sensazione di essere stato sacrificato. Non a caso, ancora oggi la critica più ricorrente rivolta al film è proprio quella di avere troppa carne al fuoco, tanto che anche nelle schede tv e nelle riletture successive il film viene spesso sintetizzato con quell’idea di fondo: ambizione enorme, ma equilibrio saltato.

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Emo Peter e le scene cringe

Il terzo motivo è forse quello che più ha inciso sulla reputazione pop del film: lo sbalzo continuo di tono, che raggiunge il suo simbolo perfetto in “emo Peter”. Raimi nei primi due capitoli aveva trovato una miscela molto precisa di melodramma, ironia e slancio fumettistico, mentre qui il film sembra spesso oscillare senza controllo tra tragedia romantica, commedia quasi slapstick e momenti volutamente sopra le righe. La trasformazione di Peter sotto l’effetto del simbionte, con il look nero, la frangia, i balletti e l’atteggiamento spaccone, è diventata negli anni materia da meme più che da epica supereroistica. Il punto non è solo che quelle scene facciano sorridere oggi: è che per molti spettatori rompono l’armonia interna della trilogia e segnano il momento in cui Spider-Man 3 smette di sembrare il naturale seguito dei primi due film per diventare qualcosa di più confuso, caricaturale e a tratti persino imbarazzante. È anche per questo che il film continua a essere ricordato con affetto ironico, ma difficilmente viene messo sullo stesso piano di Spider-Man e Spider-Man 2. Più che un brutto film in assoluto, resta il capitolo in cui la trilogia perde compattezza, misura e lucidità.

emo peter in spider-man 3

La scena più “cringe” di Spider-Man 3

Voi cosa ne pensate? Siete d’accordo col fatto che il sua il peggiore della trilogia di Sam Raimi? Diteci la vostra, come sempre, nei commenti.

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