Queste 3 serie potevano raccogliere l’eredità di Stranger Things, ma hanno fallito
whatsapp

Queste 3 serie potevano raccogliere l’eredità di Stranger Things, ma hanno fallito

Molti titoli hanno provato a replicare la formula e il successo della serie Netflix. Questi sulla carta avevano molto in comune, ma non ce l'hanno fatta

Queste 3 serie potevano raccogliere l’eredità di Stranger Things, ma hanno fallito

Molti titoli hanno provato a replicare la formula e il successo della serie Netflix. Questi sulla carta avevano molto in comune, ma non ce l'hanno fatta

protagonisti di stranger things e nel tondino immagini di altre serie

La caccia all’erede di Stranger Things è cominciata ben prima che la serie Netflix arrivasse davvero alla fine. Del resto era inevitabile: quando un fenomeno riesce a imporsi nell’immaginario collettivo con quella forza, l’industria prova subito a replicarne il successo, inseguendo la stessa alchimia fatta di adolescenti in pericolo, misteri soprannaturali, nostalgia pop e piccoli mondi apparentemente tranquilli dietro cui si nasconde l’orrore. Negli anni successivi al debutto dello show dei fratelli Duffer, molte serie hanno provato a inserirsi in quella scia, alcune con un approccio più sfacciatamente derivativo, altre cercando invece di rielaborarne i codici in modo personale. Poche, però, sembravano avere davvero tutto per riuscirci. E tra queste, tre titoli in particolare parevano possedere sulla carta gli elementi giusti per diventare le nuove Stranger Things, salvo poi fermarsi molto prima del traguardo.

I Am Not Okay With This (2020)

Il primo caso è I Am Not Okay With This, serie del 2020 basata sull’omonima graphic novel di Charles Forsman. Al centro del racconto c’è Sydney Novak, adolescente introversa e tormentata che vive ancora immersa nel dolore per la morte improvvisa del padre. La sua quotidianità è fatta di disagio, incomprensioni e sentimenti confusi, soprattutto nel rapporto con la sua migliore amica Dina e con Stanley, ragazzo eccentrico che finisce per orbitare intorno a lei con una tenerezza imprevista. A complicare tutto, però, arrivano dei poteri telecinetici che iniziano a manifestarsi nei momenti di maggiore stress emotivo, rendendo il suo percorso di crescita ancora più instabile e pericoloso. È facile capire perché molti abbiano visto in I Am Not Okay With This una possibile erede di Stranger Things. C’era un’adolescente dotata di poteri misteriosi, un impianto da coming of age venato di thriller, e soprattutto quella combinazione di fragilità emotiva e minaccia soprannaturale che aveva reso così forte il personaggio di Eleven. Anche qui il soprannaturale non era un semplice espediente spettacolare, ma qualcosa che nasceva insieme alle paure, alla solitudine e alla scoperta di sé. Il tono, più intimo e malinconico rispetto alla serie Netflix, la distingueva senza allontanarla troppo da quel pubblico.

Leggi anche: Stranger Things: Storie dal 1985, il trailer ufficiale dello spin-off svela una nuova minaccia su Hawkins

Eppure non ha funzionato davvero come possibile successore. Il motivo principale è stato brutale: I Am Not Okay With This è stata cancellata dopo una sola stagione, spezzando sul nascere ogni possibilità di consolidare il proprio universo. Aveva acceso curiosità e affetto, ma non ha avuto il tempo necessario per trasformarsi in un fenomeno duraturo. Così è rimasta una promessa interrotta, più che una vera alternativa.

immagine dalla serie i am not ok with this

Paper girls (2022)

Un discorso simile vale per Paper Girls, anche in questo caso adattamento di una celebre serie a fumetti arrivato nel 2022. La storia segue quattro ragazzine in una cittadina americana alla fine degli anni Ottanta, travolte all’improvviso da eventi inspiegabili che le catapultano dentro una guerra nel tempo. Erin, Mac, KJ e Tiffany si ritrovano costrette a confrontarsi non solo con forze più grandi di loro, ma anche con versioni future di sé stesse, in un intreccio fantascientifico che amplia progressivamente il respiro del racconto. Il gruppo, l’età delle protagoniste e la collisione tra quotidiano e straordinario evocavano immediatamente l’impianto di Stranger Things. Anche sul piano dell’immaginario, Paper Girls sembrava avere diverse carte giuste. L’ambientazione anni Ottanta, il senso di amicizia assoluta, il fascino di una provincia americana attraversata da qualcosa di incomprensibile: erano tutti elementi perfetti per intercettare chi cercava un nuovo racconto generazionale con venature sci-fi. La differenza stava nel fatto che qui il motore narrativo non era l’orrore soprannaturale, ma il viaggio nel tempo e nello spazio. Una deviazione importante, certo, ma non abbastanza da impedirle di apparire come una delle candidate più solide alla successione. 

Leggi anche: Dopo Stranger Things, non dovete perdervi questo nuovo horror in arrivo su Netflix

Il problema è che Paper Girls non è mai riuscita a diventare un appuntamento imprescindibile. Forse era più complessa, meno immediata e meno centrata sul lato horror rispetto a Stranger Things, forse non ha trovato la stessa presa popolare nonostante la qualità del materiale di partenza. Di fatto si è fermata dopo appena otto episodi, cancellata prima di potersi espandere davvero. E quando una serie con ambizioni così grandi viene interrotta così presto, il rischio è sempre lo stesso: restare apprezzata da una nicchia senza arrivare a conquistare il pubblico più ampio.

immagine dalla serie paper girls

Silverpoint (2022-2023)

Il terzo titolo è Silverpoint, serie britannica andata in onda tra il 2022 e il 2023, costruita attorno a un impianto che richiama in modo molto evidente quello di Stranger Things. La storia segue un gruppo di ragazzi coinvolti in un mistero legato alla scomparsa di alcuni bambini, un caso che li porta progressivamente a imbattersi in una realtà soprannaturale ben più grande di loro. Al centro c’è quindi ancora una volta una comitiva giovane, spinta dalla curiosità e dal bisogno di capire che cosa si nasconda dietro eventi apparentemente inspiegabili, in un racconto che unisce avventura, fantascienza e tensione. Il paragone con Stranger Things nasce soprattutto da qui: anche Silverpoint ruota attorno a ragazzi che indagano su sparizioni misteriose e finiscono per scoprire l’esistenza di un portale soprannaturale, elemento che nel testo viene accostato in modo piuttosto diretto al Sottosopra della serie Netflix. È questo il motivo per cui, tra i tanti titoli arrivati negli anni successivi al successo dello show dei fratelli Duffer, Silverpoint appare come uno dei più chiaramente influenzati dal suo immaginario. C’è il mistero, c’è la dimensione parallela, e c’è quel senso di scoperta progressiva del pericolo che aveva reso così coinvolgente la prima stagione di Stranger Things.

Leggi anche: C’è solo un’altra serie che è riuscita a battere Stranger Things nel 2025… e la conoscete benissimo

A impedirle di diventare una vera erede del fenomeno Netflix è stato però il tono. Pur partendo da premesse molto simili, Silverpoint si rivolgeva a un pubblico più giovane e risultava decisamente più addomesticata, lontana dalle atmosfere cupe, dal linguaggio più adulto e dalle immagini disturbanti che avevano contribuito a rendere Stranger Things un evento trasversale. Dove la serie Netflix riusciva a parlare insieme agli adolescenti e agli adulti, Silverpoint rimaneva più chiaramente confinata in una dimensione family. Per questo, nonostante le somiglianze evidenti, non è mai riuscita a imporsi come il suo vero successore.

immagine dalla serie silverpoint

© RIPRODUZIONE RISERVATA