33 anni dopo, una delle più iconiche frasi di Jurassic Park potrebbe definire il futuro della saga
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33 anni dopo, una delle più iconiche frasi di Jurassic Park potrebbe definire il futuro della saga

Il maggior indizio sulla sorte del franchise potrebbe essere nascosto proprio nel leggendario film capostipite di Steven Spielberg

33 anni dopo, una delle più iconiche frasi di Jurassic Park potrebbe definire il futuro della saga

Il maggior indizio sulla sorte del franchise potrebbe essere nascosto proprio nel leggendario film capostipite di Steven Spielberg

un frame di Jurassic park

A 33 anni dall’uscita di Jurassic Park, il leggendario film di Steven Spielberg arrivato nei cinema nel 1993, un’iconica battuta pronunciata dal Dr. Ian Malcolm si sta rivelando sempre più attuale ogni anno che passa, e mai come oggi sembra suonare come un monito per il futuro dell’intera saga giunta a ben 7 film. Ma facciamo un passo indietro.

Dopo la trilogia di Jurassic Park, il franchise è poi tornato sui grandi schermi a più di dieci anni di distanza con Jurassic World, primo capitolo di una nuova trilogia capitanata da Chris Pratt e Bryce Dallas Howard, al quale è poi seguito il recente Jurassic World – La rinascita. I tre film hanno ottenuto risultati straordinari al box office mondiale superando tutti il miliardo di dollari, tuttavia è alquanto evidente come non siano mai riusciti a raggiungere lo stesso, prestigioso status della trilogia originale e del suo film capostipite.

Un’evidenza che, a distanza di anni, sembra rimandare proprio a una acuta osservazione dell’eccentrico Dr. Ian Malcolm, interpretato da Jeff Goldblum. In Jurassic Park, dopo aver visto i dinosauri tornare in vita e aver appreso la vera natura del business su cui si basa il parco, Malcolm esprime le proprie perplessità al proprietario John Hammond dando vita al seguente scambio di battute:

Ian Malcolm: “Se permette, le dico io qual è il problema insito al potere scientifico che state usando qui: ehm… non ci è voluta nessuna disciplina per ottenerlo. Voi… voi avete letto quello che altri hanno fatto e di lì siete partiti, non sono conoscenze dirette, quindi non vi assumete nessuna responsabilità… per quello. Siete saliti sulle spalle di altri per ottenere un risultato il più rapidamente possibile, e una volta ottenuto questo risultato voi… voi lo avete brevettato, impacchettato, ficcato in una scatoletta di plastica e ora… lo vendete, volete venderlo.”

John Hammond: “No, io non credo che lei ci stia rendendo giustizia, i nostri scienziati stanno facendo cose che nessuno ha mai fatto prima.”

Ian Malcolm: “Sì, sì, ma erano così preoccupati di poterlo fare che non hanno pensato SE lo dovevano fare.”

Con Malcolm che fa riferimento alla creazione dei dinosauri per scopo puramente commerciali, il concetto potrebbe essere perfettamente esteso anche al modo in cui l’industria di Hollywood sta portando avanti il franchise. È infatti molto difficile – se non improbabile – immaginare che Universal rinunci a un brand ancora capace di attirare milioni di spettatori, come testimoniato dai recenti movimenti intorno alla regia del sequel di Jurassic World – La rinascita.

Ad ogni modo, sono in molti a chiedersi se la saga abbia ancora qualcosa da dire e se abbia senso realizzare un nuovo capitolo, facendo eco alle parole di Malcolm. Jurassic World – La rinascita è stato il primo capitolo della nuova saga a non superare il miliardo di dollari e ha ricevuto un’accoglienza critica piuttosto tiepida, con appena il 50% di approvazione su Rotten Tomatoes. Il pubblico continua dunque a rispondere presente, ma i risultati sembrano indicare una progressiva perdita di interesse. Per questo, la ragion d’essere di un eventuale Jurassic World 5 dovrà andare molto al di là del semplice desiderio di sfruttare la popolarità del franchise e mettere sul piatto una solida base artistica.

La saga necessita infatti di trovare una storia capace di riportare quella combinazione di meraviglia, tensione, azione e paura che aveva reso unico il film originale di Spielberg, senza perdere il cuore tematico sulla responsabilità dell’essere umano verso la natura e sui rischi dello sfruttamento tecnologico senza limiti a scopo di lucro.

Jurassic World – La rinascita ha provato a cambiare direzione, raccontando una storia quasi autonoma incentrato su un gruppo guidato da Zora Bennett, interpretata da Scarlett Johansson, inviato su un’isola laboratorio tenuta fino a quel momento (ovviamente popolata da dinosauri in libertà) per recuperare campioni di DNA appartenenti a tre specie specifiche allo scopo di sviluppare un farmaco potenzialmente in grado di salvare milioni di vite. Alla fine del film Zora e il dottor Henry Loomis, interpretato da Jonathan Bailey, decidono di condividere con il mondo i campioni di DNA recuperati senza passare per le multinazionali farmaceutiche.

Il quinto capitolo di Jurassic World potrebbe ripartire proprio da qui, magari con i protagonisti de La rinascita alle prese con le conseguenze della diffusione del materiale genetico dei dinosauri da loro recuperato. Se il DNA di queste creature può essere utilizzato per sviluppare cure contro alcune malattie, allora è altrettanto plausibile che qualcuno possa cercare di sfruttarlo per scopi molto meno nobili. Il rischio che gruppi criminali o organizzazioni militari tentino di trasformare la genetica dei dinosauri in una nuova arma biologica potrebbe quindi rappresentare una direzione narrativa interessante.

Che questa sia o meno la strada che sceglierà di percorrere Universal, sappiamo già che il regista di Jurassic World – La rinascita, Gareth Edwards, ha già abbandonato il progetto del prossimo film a causa di non meglio specificate divergenze creative. Un dettaglio che, alla luce dell’incertezza sul futuro della saga, rende le vecchie parole di Ian Malcolm ancora più attuali, col vero grande quesito che non è più se si possa realizzare un nuovo film di Jurassic World, ma bensì se si debba fare.

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Foto: MovieStillsDB

Fonte: ScreenRant

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