Quinto e ultimo paragrafo tratto dal resoconto analitico sull’epopea del cinema in 3D tracciato da Stefano Radice in un interessante articolo pubblicato sul numero del 30 agosto/15 settembre 2011 della rivista specializzata di Editoriale Duesse  Box Office

Uno sguardo particolare lo meritano i film di animazione. I principali studios, da Pixar a DreamWorks, da Illumination ai Blue Sky Studios stanno investendo molto – e continueranno a farlo – nel 3D per le loro produzioni tanto da aver già definito piani pluriennali di investimenti mirati al cinema tridimensionale. Ma che risultati stanno ottenendo i film di animazione in 3D? Leggendo quanto sta avvenendo negli Stati Uniti ma che sta riguardando anche il nostro mercato, proprio questa tipologia di film ha denunciato un distacco più sensibile da parte del pubblico verso il 3D. Le ragioni? Sono legate soprattutto al prezzo del biglietto; i film di animazione sono seguiti spesso da tutta la famiglia e non tutti possono permettersi di comprare quattro o cinque ingressi a costo maggiorato a causa del 3D.

In Italia, poi, una certa incidenza l’ha giocata anche la polemica rilanciata da alcune associazioni di consumatori contro gli occhiali 3D e il loro presunto danno che potrebbero arrecare ai bambini per le condizioni igieniche; tutti fattori che hanno reso tiepido l’interesse delle famiglie verso i film di animazione tridimensionali. Che, a detta di chi scrive, anche in termini di spettacolarità non ne guadagnano particolarmente. Comunque anche per i cartoon si può certificare un certo andamento dal 2009 al 2011 dapprima di curiosità e avvicinamento poi di progressivo distacco; comunque si può parlare di un andamento altalenante.

Se partiamo dal 2009, possiamo vedere come lentamente il 3D si insinuò tra i gusti e le preferenze degli spettatori anche con la crescita del numero di schermi tridimensionali. Così, se Mostri contro alieni uscì in 192 sale 3D (23% del totale) che permisero di arrivare al 29% del box office complessivo, ben diverso fu il caso de L’era glaciale 3 – L’alba dei dinosauri. Il grande successo che ottenne il terzo episodio della serie, circa 30 milioni di euro, fu dovuto in particolar modo dal 3D che si rivelò trainante. Il film venne distribuito da Fox a settembre in oltre 1200 schermi di cui solo 264 in 3D, il 22% del totale. Questo 22% però attirò oltre 1,3 milioni di spettatori, il 33% del totale che incisero per il 38,6% dell’incasso, segno che la novità del 3D venne molto apprezzata. Ancora più evidente questo trend si rivelò per altri due film di animazione molto importanti: Up, di Disney/Pixar (ottobre 2009) e A Christmas Carol (dicembre 2009). Il primo film venne distribuito in 288 schermi 3D, il 27,6% del totale che attirò 894mila spettatori, il 44,5% del totale, che contribuì per il 51,3% dell’incasso. La capacità attrattiva del nuovo formato emerse ancora più chiaramente con A Christmas Carol che Disney fece uscire in 293 sale stereoscopiche su 793 (il 37%) del totale. Notevole fu la risposta che diedero questi schermi: 1,3 milioni di presenze, ben il 70% del totale per il 73% di incasso, 12,5 milioni sui 17 complessivi: il segno che il 3D era decisamente ricercato. In misura decisamente minore questa fenomeno è riscontrabile anche In Piovono polpette con il 43% di sale 3D che attirarono il 71,6% del pubblico.

Nel 2010 il fenomeno continua, ma anche per l’animazione si comincia ad avvertire qualche segnale di ridimensionamento. Non tanto per un titolo come Dragon Trainer (Universal) che dal 46% di copie in 3D ottenne l’80% dell’incasso, ma per film decisamente di maggior peso come Toy Story 3 – La grande fuga (Disney) e Shrek: E vissero felici e contenti (Universal). Il primo uscì a luglio in 517 sale 3D, il 54% del totale, che attrassero il 69% del pubblico; visto il comportamento dei film precedenti, dal 54% di sale 3D era lecito aspettarsi un risultato decisamente superiore al 69% di capacità attrattiva del pubblico. Ma fu soprattutto con Shrek che le cose cambiarono; le 516 sale tridimensionali, il 46% del totale, portarono solo il 55% degli spettatori per il 60% di incasso. Questo vuol dire che il pubblico, per i film di animazione a grande richiamo di famiglie, cominciò a spostarsi di nuovo sul 2D. La riprova si ebbe con film come Rapunzel – L’intreccio della Torre (Disney) che ha ottenuto dal 3D il 55% del pubblico per il 67% di incasso. Interessante anche il caso di Eagle che decise di far uscire a dicembre Le avventure di Sammy – film mirato a un target di bambini piccoli – in 172 sale 3D, il 30% del totale, puntando decisamente sul 2D.

Nel 2010 comunque non sono mancati film per i quali il pubblico ha optato di più per il 3D, basti pensare ai due film Universal Cattivissimo me e Megamind, ma certamente nel corso del tempo si è assistito a un riposizionamento delle scelte degli spettatori. Nella prima parte del 2011 il film di animazione più atteso era Cars 2 che Disney ha fatto uscire a giugno. La major ha scelto distribuirlo in 425 sale tridimensionali, il 43% del totale; queste hanno attirato il 46% del pubblico che ha garantito il 50% dell’incasso. Un esempio chiaro di come nell’animazione più che in qualsiasi altro genere, ci sia un riequilibrio tra 2D e 3D. Vedremo cosa accadrà nei prossimi mesi con uscite importanti come Kung Fu Panda 2 (leggi la news sulla proiezione in 2D del film nei circuiti The Space) o Il gatto con gli stivali, ma ci sembra che una certa linea di sfruttamento dei film sia tracciata.

Continua a leggere lo speciale sulla parabola del fenomeno 3D:

1) 3D parabola di un fenomeno

2) Prima di Avatar e Alice in Wonderland

3) Qualcosa comincia a non funzionare

4) Un fenomeno ridimensionato

5) Animazione, meglio il 2D



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