Secondo paragrafo tratto dal resoconto analitico sull’epopea del cinema in 3D tracciato da Stefano Radice in un interessante articolo pubblicato sul numero del 30 agosto/15 settembre 2011 della rivista specializzata di Editoriale Duesse  Box Office

Due sono i film che più di tutti rappresentano il vertice del successo del 3D in Italia (come nel resto del mondo a dire il vero). Avatar e Alice in Wonderland. Di Avatar si è già detto tutto. Il film di James Cameron rimane il vertice tecnologico per un film 3D; nessuna pellicola più di questa ha calato lo spettatore veramente in una terza dimensione durante la visione. Quando Avatar uscì in Italia il 15 gennaio 2010 (Fox), occupò giustamente tutte le sale tridimensionali disponibili, 478, il 41% del totale visto che il film venne distribuito in 1.115 schermi considerando anche quelli in 2D. Queste 478 sale ottennero performance notevoli arrivando a catturare 5,8 milioni di spettatori pari al 77% del totale e a garantire ben l’82% del box office del film, 54,6 milioni di euro su un totale di 65,6 milioni. Dati inequivocabili che dimostrano che il pubblico scelse di vedere il film nel suo formato più valorizzante, il tridimensionale. E che Avatar, per il suo livello tecnologico stereoscopico, attirò in sala più pubblico di quello che lo avrebbe visto solo in 2D. Analogo discorso si potrebbe fare anche per Alice in Wonderland che Disney distribuì in 427 sale 3D, pari al 43% e che fruttarono il 77% di presenze e l’83% di incassi. Alice, che sicuramente beneficiò dell’entusiasmo del film di Cameron pur non avendone lo stesso livello qualitativo, incassò la cifra inaspettata di 30 milioni di euro e venne visto da 3,5 milioni di spettatori; un risultato difficilmente raggiungibile senza il 3D. Però questi due film rappresentano il vertice del fenomeno tridimensionale che iniziò timidamente nel 2008 per crescere nel 2009 e che non porterà più gli stessi risultati di inizio 2010.

La corsa al 3D in Italia parte dopo le performance sorprendenti di Viaggio al centro della terra; il film di avventura venne distribuito in sole 42 sale tridimensionali che, però, fruttarono ben il 38% delle presenze e il 43% dell’incasso. Visto il successo si assistette al conseguente incremento del numero di sale 3D che crebbero di mese in mese. I film proposti, quasi tutti di animazione (cui dedichiamo un paragrafo a parte), ottennero tutti risultati incoraggianti da questo punto di vista nel 2009. Ma quella stagione si caratterizzò anche per un altro piccolo fenomeno. Medusa distribuì a maggio di quell’anno l’horror San Valentino di sangue. Fu un grande successo con oltre 6,5 milioni di euro complessivi. Il formato tridimensionale, quindi, riuscì a rivitalizzare un genere che aveva stancato il pubblico e che da tempo non raggiungeva tale livello di box office; le copie 3D furono 131, il 27,5% del totale, che fruttarono il 45,6% delle presenze e il 46,7% dell’incasso. Il 2009, quindi, fu l’anno del lancio del 3D; quando uscì Avatar, l’attesa per vedere direttamente il film in formato tridimensionale era altissima e il pubblico pronto. Anche l’industria si era sufficientemente attrezzata. Chissà che risultato avrebbe ottenuto il film di Cameron se avesse avuto a disposizione le 860 sale 3D oggi attive. Le cose, però, dopo Avatar e Alice in Wonderland, cominciarono a cambiare, seppur lentamente.

Continua a leggere lo speciale sulla parabola del fenomeno 3D:

1) 3D parabola di un fenomeno

2) Prima di Avatar e Alice in Wonderland

3) Qualcosa comincia a non funzionare

4) Un fenomeno ridimensionato

5) Animazione, meglio il 2D






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