A 30 anni dalla sua uscita, questa serie sci-fi resta un modello che molti blockbuster non hanno mai raggiunto
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A 30 anni dalla sua uscita, questa serie sci-fi resta un modello che molti blockbuster non hanno mai raggiunto

Un cult televisivo rimasto nell’ombra torna oggi a imporsi come una lezione di narrativa, visione e audacia che molte super-produzioni non sono mai riuscite a eguagliare

A 30 anni dalla sua uscita, questa serie sci-fi resta un modello che molti blockbuster non hanno mai raggiunto

Un cult televisivo rimasto nell’ombra torna oggi a imporsi come una lezione di narrativa, visione e audacia che molte super-produzioni non sono mai riuscite a eguagliare

Trent’anni dopo il debutto, Space: Above and Beyond continua a essere citata come una delle esperienze sci-fi più coraggiose e innovative degli anni ’90. Una serie che, pur durata una sola stagione, ha saputo definire nuovi standard per il racconto militare nello spazio, affrontando temi maturi, una struttura narrativa sorprendentemente moderna e una profondità emotiva che tanti blockbuster odierni faticano ancora a eguagliare. Nata dall’immaginazione di Glen Morgan e James Wong, già firme di X-Files, la serie è diventata nel tempo un piccolo culto, riscoperta ciclicamente da chi cerca una fantascienza più complessa di semplici battaglie intergalattiche.

Fin dall’inizio, Space: Above and Beyond rovescia le aspettative. L’umanità non è una superpotenza invincibile, ma un pianeta allo sbando, in ritirata da una guerra brutale contro i misteriosi Chigs, un popolo alieno tecnologicamente superiore. Il gruppo protagonista – i “Wild Cards” – è formato da giovani soldati poco preparati, costretti a combattere un nemico che non comprendono mentre cercano di sopravvivere a un sistema militare rigido, spesso incoerente e spietato. È proprio questa prospettiva umana, fragile e disillusa a rendere la serie ancora oggi attualissima.

Ma Space: Above and Beyond non si limita a raccontare lo scontro tra umani e alieni. In mezzo ci sono gli In Vitro, esseri umani creati in laboratorio per combattere, discriminati e privati di qualsiasi libertà; e i Silicates, androidi ribelli con un’inquietante ossessione per il caso. Attraverso questi personaggi, la serie affronta questioni come il pregiudizio, il libero arbitrio, la disumanizzazione del soldato e il peso dell’obbedienza. Tematiche che perfino molte produzioni contemporanee affrontano con minor incisività.

L’aspetto più sorprendente, tuttavia, è la capacità della serie di mantenere un tono maturo e coerente. Le battaglie spaziali non sono mai glorificate, ma mostrate come carneficine sfiancanti, dove ogni vittoria sembra comunque un passo verso l’inevitabile. Il finale – un cliffhanger disperato e indimenticabile – è diventato leggendario tra i fan, simbolo perfetto di una serie cancellata troppo presto ma rimasta impressa proprio per il suo rifiuto di offrire soluzioni facili.

Nonostante la sua breve vita, Space: Above and Beyond ha influenzato profondamente la fantascienza televisiva successiva. La struttura narrativa orizzontale, rara per l’epoca, ha anticipato modelli oggi considerati standard; mentre il tono militare e pessimista ha aperto la strada a titoli come Battlestar Galactica e Stargate SG-1. Molti autori, registi e compositori della serie sono poi diventati figure centrali dell’intrattenimento televisivo americano, contribuendo a consolidarne l’eredità.

Si tratta sostanzialmente di un’opera che, pur nata in un’epoca dominata da effetti speciali limitati e budget contenuti, riesce a trasmettere un senso di vastità e di peso emotivo che nemmeno i più sofisticati blockbuster digitali sanno garantire. Per questo, a trent’anni di distanza, resta una pietra miliare spesso dimenticata ma ancora imbattibile per ambizione narrativa, complessità morale e profondità tematica.

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