L’esordio di A Knight of the Seven Kingdoms adatta in modo piuttosto fedele The Hedge Knight di George R. R. Martin, ma il passaggio alla forma seriale sembra già intenzionato a mettere in primo piano uno degli interrogativi più affascinanti legati al suo protagonista. All’apparenza, Ser Duncan l’Alto è un personaggio semplice: un uomo onesto, animato dal desiderio di comportarsi come un vero cavaliere. Eppure, da anni i lettori si interrogano su un dettaglio mai chiarito del suo passato, e la serie HBO sembra voler riaprire subito la questione.
Il dubbio è noto a chi conosce i racconti originali: Dunk è stato davvero nominato cavaliere da Ser Arlan di Pennytree sul letto di morte, oppure sta mentendo sulla propria investitura? Una teoria mai confermata esplicitamente nei testi, ma sostenuta da numerosi indizi disseminati lungo tutta la saga. Il primo episodio della serie non fornisce una risposta definitiva, ma introduce abbastanza segnali da suggerire che questo mistero sarà centrale anche nell’adattamento televisivo.
La premiere evita dichiarazioni esplicite, preferendo una strategia fatta di allusioni e dettagli apparentemente marginali. Il momento più significativo arriva quando la cavalleria di Dunk viene messa in discussione da Plummer durante l’iscrizione al torneo di Ashford. Dunk racconta la propria investitura, sottolineando che Ser Arlan “intendeva” renderlo cavaliere: una formulazione ambigua, resa ancora più sospetta da un rapido flashback che mostra un giovane Dunk chiedere conferma al suo mentore, senza ricevere risposta. Un’aggiunta visiva che non era presente nel testo originale, ma che incrina apertamente il racconto del protagonista.
Altri segnali emergono poco dopo, durante l’incontro con i Fossoway. A una semplice osservazione sulla sua spada, Dunk reagisce in modo eccessivamente difensivo, come se fosse stato accusato di furto. Il disagio potrebbe essere spiegato con la sua insicurezza tra nobili e cavalieri affermati, ma anche in questo caso la scena sembra suggerire che Dunk stia nascondendo qualcosa. Piccoli momenti, certo, ma sufficienti a insinuare che la verità sia più complessa di quanto il protagonista lasci intendere.
Questa ambiguità non nasce con la serie HBO, ma affonda le radici nei racconti di Martin. Nei testi originali, Dunk non ricorda mai direttamente il momento della sua investitura, limitandosi a parlarne nei dialoghi. Dopo la morte di Arlan, arriva persino a considerare l’idea di cercare un nuovo cavaliere di cui diventare scudiero, un pensiero quantomeno strano per qualcuno appena nominato cavaliere. Nei suoi monologhi interiori emerge inoltre un senso di colpa mai spiegato apertamente, che molti lettori hanno interpretato come il peso di una menzogna.
Gli indizi proseguono anche nei racconti successivi. Dunk esita quando dovrebbe nominare altri cavalieri, nonostante abbia teoricamente l’autorità per farlo, e risponde in modo evasivo ogni volta che qualcuno gli chiede direttamente della sua investitura. Emblematica è una battuta in The Sworn Sword, quando alla domanda se Arlan lo abbia nominato cavaliere risponde: «Non c’era nessun altro che potesse farlo». Una frase che dice molto proprio perché non chiarisce nulla.
Finora Martin non ha mai risolto apertamente il mistero, nonostante abbia più volte lasciato intendere che le storie di Dunk ed Egg non siano ancora concluse. La serie HBO, però, ha un’opportunità diversa: quella di rendere esplicito ciò che nei racconti resta solo suggerito. E farlo potrebbe aggiungere una notevole profondità al personaggio.
Come accadeva spesso in Game of Thrones, anche qui la figura del cavaliere viene messa in discussione. Dunk incarna tutti i valori dell’ideale cavalleresco, e proprio per questo l’idea che non abbia un titolo “legittimo” renderebbe il personaggio ancora più interessante. Una contraddizione morale che arricchirebbe il racconto, mostrando come l’onore non derivi necessariamente da un’investitura formale, ma dalle scelte quotidiane.
Se A Knight of the Seven Kingdoms deciderà di affrontare apertamente questo nodo narrativo, potrebbe finalmente dare una risposta a uno dei misteri più longevi dell’universo di Westeros, aggiungendo al tempo stesso nuove sfumature a un protagonista che, dietro l’apparente semplicità, potrebbe nascondere molto più di quanto sembri.
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Fonte: Collider
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