Adolescence, Andrew Tate e gli Incel: tutto sulla sottocultura maschile nata sui social
telegram

Adolescence, Andrew Tate e gli Incel: tutto sulla sottocultura maschile nata sui social

Nella mini-serie Netflix del momento vengono citati nomi e termini di stretta attualità: è la manosphere, un fenomeno sempre più preoccupante

Adolescence, Andrew Tate e gli Incel: tutto sulla sottocultura maschile nata sui social

Nella mini-serie Netflix del momento vengono citati nomi e termini di stretta attualità: è la manosphere, un fenomeno sempre più preoccupante

adolescence: cosa c'entrano andrew tate e gli incel

La nuova miniserie Netflix Adolescence, creata da Jack Thorne e Stephen Graham, offre uno sguardo crudo sulla vita adolescenziale, partendo dal racconto di un 13enne accusato di omicidio e sfruttandolo per parlare di temi e fenomeni attuali come la misoginia online e la cultura incel. Ma di cosa si tratta e chi è quell’Andrew Tate che ad un certo punto viene citato nella serie? 

La serie del momento – della quale potete leggere QUI la nostra recensione –  segue le vicende di Jamie Miller, accusato dell’omicidio della compagna di classe Katie Leonard. In quattro episodi interamente girati in piano sequenza, Adolescence si concentra sulle pressioni sociali e familiari che contribuiscono alla radicalizzazione di Jamie, evidenziando l’influenza di figure come Andrew Tate e la diffusione di ideologie maschiliste online.

Cos’è la sottocultura incel

A rivelare questi dettagli alla polizia è il figlio dell’ispettore che indaga sul caso. Gli fa notare una serie di messaggi online che suggeriscono come Jamie faccia parte della sottocultura Incel, parola macedonia che sta per involuntary celibate (celibato involontario) e che indica individui che attribuiscono il fatto di non avere una relazione sentimentale o sessuale al fatto di non essere attraenti. Questa idea si è evoluta in una serie di concetti sulla supremazia maschile e spingono queste persone a risentimento, oggettificazione sessuale, misoginia, misantropia, auto-commiserazione e un malato senso di diritto al sesso e all’odio verso le donne, “colpevoli” di non essere attratte da loro.

La cultura Incel si è sviluppata principalmente online, tramite forum e blog che costituiscono la cosiddetta manosphere, il mondo digitale dove vengono coltivate queste idee di mascolinità e misoginia. I movimenti incel si sono diffusi un po’ ovunque e spesso fanno parte di frange politiche di estrema destra e alt right. Chi accetta queste idee in gergo prende la “pillola rossa”, come in Matrix (dettaglio sottolineato anche in Adolescence) e inizia a credere a teorie come quella dell’80-20%, secondo cui l’80% delle donne è attratta solo dal 20% degli uomini – una convinzione che risale al principio del matematico Pareto, qui distorto per giustificare l’idea che la maggior parte degli uomini non possa in qualche modo “accedere” al mondo femminile perché automaticamente respinto. La teoria RedPill sfocia poi in quella BlackPill, secondo la quale l’aspetto fisico o la ricchezza siano i fattori principali per determinare il successo sessuale di un uomo e che l’attrazione è determinata da caratteristiche estetiche geneticamente predeterminate.

Chi sono Elliot Rodger e Andrew Tate

La manosphere e la sottocultura Incel hanno i loro “campioni” di riferimento. Il fenomeno è iniziato a entrare nel linguaggio comune dopo il Massacro di Isla Vista del 2014, quando il 22enne Elliot Rodger uccise sei persone e ne ferì altre quattordici con colpi di arma da fuoco. Rodger aveva un account Youtube dal quale condivideva video in cui esprimeva solitudine e senso del rifiuto e dal quale ha condiviso un manifesto nel quale si lamentava di essere rifiutato dalle donne e di invidiare gli uomini sessualmente attivi. Nel 2018, a Toronto, un uomo identificato come Alek Minassian ha investito diversi pedoni a bordo del suo furgone, uccidendo undici persone e ferendone quindici; anche in questo caso, è emerso che il movente era ricollegabile alla cultura incel: Minassian aveva frequentato blog e siti di incel ed era entrato in contatto con Elliot Rodger e Chris Harper-Mercer, responsabile di un altro attentato nel 2015 a Rosenburg, in Oregon.

Poi c’è la questione Andrew Tate, il cui nome viene espressamente citato nella serie Adolescence. Si tratta di un ex campione di kickboxing britannico-americano, noto per le sue posizioni misogine e per l’influenza sulla cultura incel. Dopo aver partecipato al reality show Grande Fratello nel 2016 ed esserne stato cacciato a causa di un video in cui frustava una donna, nel 2022 è stato arrestato in Romania con l’accusa di traffico di esseri umani e sfruttamento della prostituzione. Tate è il volto simbolo di una propaganda machista, misogina e estremamente violenta: ha spesso dichiarato che la colpa delle violenze ricade sulle vittime e di non aver problemi a usare violenza contro una donna che lo accusi di tradimento. I suoi video su TikTok, tristemente, sono stati visti circa 11 miliardi di volte e sono diventati un simbolo della cultura incel.

Adolescence sta suscitando importanti dibattiti sulla rappresentazione accurata delle sfide adolescenziali moderne, in particolare riguardo all’influenza di internet e dei social media. La serie ha spinto molti adolescenti a riflettere sulle pressioni sociali e sulle interazioni online, sottolineando la necessità di una maggiore consapevolezza e supporto da parte di genitori e educatori. Serve da monito sulle potenziali influenze negative del web sui giovani, evidenziando come figure come Andrew Tate e la cultura incel possano plasmare le percezioni e le azioni degli adolescenti. Comprendere queste dinamiche, in definitiva, è essenziale per supportare i giovani nel navigare le complessità del mondo digitale e promuovere modelli di mascolinità sani.

Leggi anche: Adolescence, la serie del momento è ispirata ad un vero caso di cronaca?

Foto: Netflix

© RIPRODUZIONE RISERVATA