In Alita – Angelo della Battaglia è impossibile non rintracciare la grande eredità di James Cameron, rimasto a bordo del progetto come produttore e sceneggiatore dopo aver accarezzato per tanto tempo l’idea di dirigerlo in prima persona. Il timone è passato infine a Robert Rodriguez, ma l’essenza di questa storia di fantascienza dai tratti cyberpunk e ambientata nel 26esimo secolo conferma la sensibilità dell’autore di Avatar, ossessionato dal confine labile e precario tra umano e artificiale.
La protagonista, interpretata da Rosa Salazar, è un cyborg che viene scoperto in un deposito di rottami dal dottor Daisuke Ido (Christoph Waltz). Non ha più ricordi del suo passato, ma intatta, in compenso, è la sua strabiliante abilità nelle arti marziali, che la rende una perfetta cacciatrice di taglie. Ha degli occhi giganteschi, incredibilmente espressivi, che tradiscono l’origine giapponese del fumetto da cui Alita è tratto (un manga creato da Yukio Kushiro nel 1990). Il film ne racconta l’apprendistato emotivo oltre che bellico, la scoperta dell’amore in un regno di detriti e di avanzi, di gare sportive potenzialmente mortali e liti cartoonesche tra sgherri da saloon.
Il film è arrivato nelle nostre sale, dopo una lunghissima attesa, lo scorso giovedì.
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ALITA: ANGELO DELLA BATTAGLIA, LA RECENSIONE DEL FILM DI ROBERT RODRIGUEZ
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