Ci sono film che, a distanza di anni, sembrano incredibilmente profetici. L’esercito delle 12 scimmie, per esempio, immaginava una pandemia globale, Her parlava di intelligenze artificiali innamorate, Quinto Potere anticipava il cinismo della TV. Ma a sorprendere, a volte, sono anche le commedie. Come Idiocracy, uscito nel 2006, accolto all’epoca con distrazione e oggi diventato oggetto di culto. Perché quella che all’apparenza era solo una farsa grottesca, oggi sembra descrivere con inquietante precisione alcuni aspetti della società contemporanea.
Diretto da Mike Judge, creatore di Beavis and Butt-Head e, Idiocracy racconta la storia di Joe Bauers (Luke Wilson), un uomo qualunque scelto per un esperimento militare di ibernazione. Doveva durare un anno, ma Joe si risveglia 500 anni dopo, in un futuro distopico dove l’intelligenza media è crollata, il linguaggio è degenerato e il mondo è governato da un mix di pubblicità, intrattenimento stupido e totale incompetenza. In questo nuovo mondo, Joe scopre di essere — letteralmente — l’uomo più intelligente del pianeta.
La forza del film sta tutta qui: nel trasformare un’idea assurda in una satira feroce. I fast food hanno sostituito ospedali e università, il Congresso è animato da ex wrestler, l’acqua è stata rimpiazzata da una bibita energetica, e gli show televisivi premiano l’umiliazione pubblica. Una realtà iperbolica, certo, ma che negli anni ha cominciato a sembrare sempre meno assurda.
Molti spettatori oggi leggono Idiocracy come una caricatura profetica del nostro presente. Su Letterboxd, il film è stato descritto come «una commedia che fa ridere amaro», mentre su Reddit è diventato un riferimento fisso ogni volta che un fatto di cronaca o una scelta politica sembrano sfidare la logica. «Non è un documentario, ma a volte ci va molto vicino» scrive un utente. E ancora: «Il vero terrore è accorgersi che nel 2006 ci sembrava tutto troppo estremo» e «All’epoca era solo una provocazione. Oggi sembra realtà».
Il film, all’epoca, non ebbe una distribuzione ampia: la 20th Century Fox lo rilasciò con scarso supporto promozionale, quasi imbarazzata dai suoi toni corrosivi. Ma negli anni, grazie allo streaming e al passaparola, Idiocracy ha costruito uno zoccolo duro di fan. E se alcuni critici l’hanno liquidato come una satira rozza, altri ne hanno rivalutato la portata. Perché, sotto l’umorismo demenziale, il film denuncia una società che premia la superficialità, la pubblicità invasiva, il culto dell’ignoranza.
In un’epoca in cui il dibattito pubblico è polarizzato, l’informazione spesso distorta e i social amplificano la semplificazione estrema – tutti temi curiosamente al centro anche del nuovo Superman – Idiocracy è il classico film di cui si può dire che fa ridere ma anche riflettere. Era nato come parodia, ma oggi, a tratti, sembra un ammonimento. E forse è proprio questo che lo rende così attuale: il fatto che la sua assurdità non ci appaia più tanto assurda.
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