Mark Hogancamp (Steve Carell) ha perso la memoria dopo essere stato vittima di un pestaggio a sfondo omofobo, che l’ha ridotto quasi in fin di vita. Per riuscire a superare questo trauma che paralizza la sua esistenza, l’uomo s’inventa un villaggio di finzione in Belgio collocato all’interno del giardino della sua abitazione. Uno spazio che Mark fotografa e anima attraverso delle riproduzioni umane in scala, raccontando, soprattutto a se stesso, le avventure di Hogie, pilota americano impegnato contro i nazisti durante la Seconda guerra mondiale che, guarda caso, ha il suo volto.
Robert Zemeckis è uno degli ultimi grandi registi umanisti del cinema americano. Il suo nuovo film, Benvenuti a Marwen, conferma in maniera inequivocabile questo afflato, che va di pari passo con una vocazione alla sperimentazione che negli anni non si è mai fermata. Dalle motion capture di A Polar Express, La leggenda di Beowulf e A Christmas Carol ai fantasmi cinematografici del bellissimo (e sottovalutato) Allied – Un’ombra nascosta, passando per l’eroismo problematico bigger than life di The Walk e Flight.
Il film è nelle sale italiane dal 10 gennaio e in fondo all’articolo trovate il link per leggere la nostra recensione nel dettaglio.
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