Rapper, conduttore televisivo, podcaster e personaggio super-pop dello spettacolo italiano, reduce dalla partecipazione al Festival di Sanremo, è approdato sul palco di Best Movie Comics and Games Fedez, al secolo Federico Leonardo Lucia, che in compagnia del collega Mr. Marra ha ritirato il meritato Best Movie Award al miglior podcast per il loro lavoro a Pulp Podcast, in cui i due ogni lunedì dialogano con personaggi dell’attualità, cultura e politica italiana. Un premio fortemente voluto dalla direzione artistica per la capacità del duo di unire temi leggeri e questioni sociali importanti, con un linguaggio fresco e accessibile.
Icona pop, voce generazionale, artista a 360 gradi: Fedez è uno di quei nomi che non hanno bisogno di presentazioni. Nome di punta della scena musicale italiana, imprenditore, personaggio televisivo, volto di show come X Factor e LOL – Chi ride è fuori e, da qualche tempo, anche podcaster di successo, Federico ha saputo reinventarsi più volte nel corso degli anni, rimanendo sempre al centro del dibattito mediatico.
«In Italia, una parte preponderante delle produzioni podcast verte molto sul peso dell’ospite – ha spiegato Fedez sul Main Stage del Best Movie Comics and Games –. In America c’è un vivaio di ospiti famosi enorme, in Italia no, mi capita di vedere oggi dei podcast con persone che noi abbiamo portato quattro anni fa. Sui podcast mi confronto molto con Davide e Giuseppe Cruciani, la più grande sfida è far sì che non si punti tutto sul boost derivante dal grande nome, ma sui contenuti. Però con grande fatica e lavoro abbiamo portato avanti un progetto i cui risultati ci rendono molto orgogliosi. Per l’utenza italiana trovo sia prematuro condurre il podcast solo io e Davide senza ospiti.»
Ironico, tagliente, cinefilo fino al midollo, negli ultimi anni quella di Mr. Marra, che può vantare anche un passato da personal trainer, è diventata una delle voci più originali e seguite del web. Ma Davide è anche uno dei quattro volti dei Criticoni, il collettivo cinefilo più seguito d’Italia che ha portato sui social e sui palchi italiani l’arte della critica cinematografica, rappresentando un unicum nel panorama teatrale (stasera, alle 20.00, insieme ai colleghi Francesco Alò, Federico Frusciante e VictorLaszlo88, al secolo Mattia Ferrari, accompagneranno il pubblico di BMCG alla visione di Porco Rosso di Hayao Miyazaki). Con il suo stile sarcastico, appassionato e sempre molto personale, Mr. Marra ha saputo costruire un linguaggio tutto suo per parlare di cinema, tv, attualità, politica e cultura pop, diventando sinonimo di un nuovo modo di fare informazione e opinionismo: meno accademico, più diretto, ma mai superficiale.
«Il primo nome del podcast non era Pulp, era Gonzo, ispirato allo scrittore Hunter S. Thompson, amico di Johnny Depp e adattato in Paura e delirio a Las Vegas e anche in The Rum Diary, che però era un film meno bello di quello di Terry Gilliam – ha spiegato Marra –. I ragazzi, tutti molto bravi, che lavorano con Federico ci hanno detto di evitare quella denominazione perché esistevano già dei prodotti con quel nome. Io ho iniziato a fare podcast nel 2018, Fedez nel 2019-2020, prima della pandemia. All’epoca non c’erano podcast mainstream come Muschio Selvaggio, il mio Cerbero era più per un pubblico geek e nerd. Abbiamo creato nel tempo degli stilemi e, soprattutto post-pandemia, i numeri sono diventati giganteschi. Per evitare la saturazione totale si può osservare quello che fanno gli altri e provare qualcosa di diverso, magari non sempre con gli stessi ospiti.»
«Davide subentra dopo il famoso caso con Luis (Sal, ndr) e, aldilà del logo che ci metti sopra, siamo riusciti a far comprendere la nostra visione definita del progetto, che andava ben oltre Muschio – precisa Fedez –. Nelle puntate più goliardiche si vedono molte sfumature comuni tra me e Davide, ma ciò che ci accomuna credo sia la vocazione per la contro-informazione, ci appassiona sondare delle teorie al limite del possibile e in qualche modo incredibili. Joe Rogan in America parla di molte teorie complottiste, noi cerchiamo di farlo a nostro modo: io sono più attratto da quel mondo, Marra meno, ma in qualche modo ci bilanciamo.»
«Ottenere la fiducia delle persone nel concederti 1-2 ore della loro vita online non è facile, anche per via della forte concorrenza – puntualizza Marra –. La cosa più difficile è capire quando intervenire essendo magari in quattro, come nell’ultima puntata che uscirà lunedì con Maurizio Gasparri e Cruciani. Cerchiamo una differenziazione nel tono, anche a livello uditivo. Cerchiamo di mantenere una deontologia e non usare trucchetti per rendere gli ospiti passivo-aggressivi, come viene fatto altrove». Gli fa eco Fedez: «Ci sono state delle puntate più difficili, con Marco Travaglio ad esempio c’era una stima reciproca, per me ha rappresentato un baluardo dell’informazione, ci eravamo sentiti in passato anche per la mia collaborazione al blog del Fatto Quotidiano». Parole alle quali Marra aggiunge una chiosa: «A riprova del fatto che certi miti personali con l’età vanno un po’ superati. Cerchiamo di non sbattere il mostro in prima pagina, come diceva un celebre regista.»
A raccontare altri dettagli e aneddoti sull’esperienza di Pulp Podcast, e sugli obiettivi del progetto, ci pensa ancora Fedez:
«Una volta dovevamo intervistare un sensitivo, ma alla fine non ha detto nulla di rilevanti. Ilaria Salis non ha fatto una gran figura da noi, per cui non so se verranno altre persone di sinistra. Mentre altre volte ti ritrovi con una persona con cui magari non condividi alcunché per il modo di pensare, ma che si rivela molto simpatica, come il generale Vannacci. Non siamo in tanti a Pulp, siamo un piccolo staff che però lavora anche a ore e idee assurde. Dire una famiglia è troppo melenso come concetto, ma siamo un collettivo solido. Abbiamo l’idea di creare un canale di contro-informazione, di andare al di là del podcast, riuscendo e continuando a non avere padroni. A livello di talk show politici la tv è rimasta indietro, non affronta la realtà come dovrebbe. I podcast in Italia sono banalmente delle video-interviste, mentre noi cerchiamo di trovare una dialettica anche con chi ha idee diverse dalle nostre.»
Infine, le battute conclusive di entrambi sono destinate alle reciproche, grandi passioni per musica e cinema.
«In ambito musicale sono un ignorante assoluto, ma amo studiare il processo creativo degli artisti di tutti i tipi, anche musicali, che poi è simile a quello dei registi – conclude Marra –. Amo osservarli, leggere un po’ quelle che sono le loro necessità, i processi e i cambiamenti che avvengono, e mi considero un analista. D’altronde in ambito musicale abbiamo avuto anche ospiti diversissimi come Marco Masini, Simba La Rue, Orietta Berti. Mi affascina anche come Il Pagante abbia ripreso il racconto di Milano degli 883, per esempio ne La regina del celebrità o Con un deca, che sono diventati dei veri e propri pezzi e simboli di cultura italiana. Mi piace in generale lo storytelling, penso anche a Hanno ucciso l’uomo ragno rifatta da Max Pezzali con Dargen D’Amico.»
«Non ho una particolare passione per il cinema, anche se ho vissuto delle esperienze cinematografiche coi videoclip – ha chiarito invece Fedez congedandosi dal pubblico del BMCG 2025 –. A me poi piacciono dei film che per Davide sono delle cazzate, per esempio gli American Pie, che per me sono incredibili e mi fanno molto ridere. Anche The Wolf of Wall Street per me è un filmone e mi piace molto pure Blow con Johnny Depp.»
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