Cannes 2011 - Aki Kaurismaki: il mio cinema da ridere
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Cannes 2011 – Aki Kaurismaki: il mio cinema da ridere

Quasi uno spettacolo di cabaret più che una conferenza l’incontro con la stampa del regista finlandese, che ieri ha presentato in Concorso a Cannes il suo film La Havre

Cannes 2011 – Aki Kaurismaki: il mio cinema da ridere

Quasi uno spettacolo di cabaret più che una conferenza l’incontro con la stampa del regista finlandese, che ieri ha presentato in Concorso a Cannes il suo film La Havre

Entra in sala e si accende una sigaretta. Questo l’incipit della conferenza stampa del film Le Havre. In realtà un vero e proprio Aki Kaurismaki’s Show, pieno di ironia e humour, proprio come il suo film (leggi la nostra recensione): «In un mondo che ha perso la speranza e che sembra ormai condannato voglio che i miei film mantengano un tono e un messaggio positivo. Più divento scettico e cinico, più i miei film si “addolciscono”. Nella mia seconda pellicola ho completamente distrutto il personaggio principale. Andre (Wilms, l’attore protagonista, ndr) è stato fortunato.  Non voglio infierire, trasmettendo ulteriore dolore, ma divertire. Questo è il cinema». E questo riesce a fare Le Havre, nonostante sia un film sull’immigrazione e la clandestinità. «È un problema che ci trasciniamo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando l’Africa fu colonizzata. Un grave errore per cui si potrebbe fare molto di più. Io ho voluto parlarne ma senza dare una risposta, anche perché il mio non vuole essere un film realistico, sociale, ma piuttosto una favola». Kaurismaki l’ha girato a Le Havre, un paese del Nord della Francia: «Ho visitato mezza Europa per riuscire a trovare il posto giusto. Le Havre era la mia ultima speranza. Il film avrebbe potuto essere ambientato in qualunque altro paese europeo, tranne la Finlandia o la Svezia, naturalmente. Chi è così disperato da venire fin lì?» ha scherzato. E l’ha girato in francese, lingua che lui non parla: «Non c’era bisogno di comunicare a voce. Io mi fido dei miei attori e soprattutto della mia camera». Una videocamera speciale, dal momento che apparteneva a Ingmar Bergman: «Lui ci ha fatto un paio di film, io molto di più. Per cui è a tutti gli effetti mia adesso». «Quando si ha la fortuna di lavorare con Aki – ha aggiunto l’attrice Kati Outinen – si finisce per appartenergli, perché sul set è in grado di creare una tale alchimia e coinvolgimento che non servono parole: si comunica con il linguaggio delle emozioni. Comunque per me è stato difficilissimo recitare in francese: ho dovuto ridoppiare due volte le mie parti!». «In effetti il suo personaggio sembra più rumeno che francese», è stata la battuta di Kaurismaki, il quale ha anche aggiunto: «Nonostante tutto, l’aspetto centrale di un film rimane la storia. Non importa quale tecnologia si usi, il centro e quello che la gente cerca è una bella storia». Certo è che, oltre a una storia divertente ma al contempo commuovente (si parla anche di solidarietà, amicizia, amore, rispetto),  colpisce – come fanno notare molti – anche l’estetica del film, vagamente retro: «A dire il vero è ambientato nel 2007», ci tiene a ribadire Kaurismaki. «Lo si capisce dal fatto che la gente ancora fuma nei locali. Quanto alle macchine, saranno pure un po’ datate, ma io ho una Chevrolet del ’51 che funziona ancora perfettamente. Sono sempre un po’ nostalgico, fin da quando avevo quattro anni e pensavo che gli Anni Quaranta erano molto meglio della mia epoca. Forse un giorno qualcuno rimpiangerà il 2011, ma ne dubito. Oggi più che mai c’è bisogno di speranza. E l’unica soluzione per trovarla è crearsela. Proprio come faccio io con i miei film», ha infine concluso il regista. (Foto Getty Images)


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