Sembra ieri, eppure sono passati già quasi quattro anni dalla dipartita di Amy Winehouse, avvenuta a causa di abuso di sostanze alcoliche il 23 luglio del 2011. La nuova voce del soul “bianco”,nata e cresciuta nella periferia londinese, paragonata per bravura e abilità a Ella Fitzgerald, nel 2011 entra tristemente a far parte del Club 27, quel club giornalisticamente coniato per identificare tutte le rockstar la cui morte violenta, e prematura, è avvenuta all’età di 27 anni, e di cui fanno parte anche Kurt Cobain dei Nirvana, Jimi Hendrix e Jim Morrison,
Diretto da Asif Kapadia, autore di Senna, documentario dedicato alla vita del pilota Ayrton Senna, Amy è stato proiettato in anteprima fuori concorso al Festival di Cannes. Non è il primo lavoro che è stato realizzato sulla figura dell’artista, ma in questo caso il regista restituisce una visione realistica e demitizzante della figura della cantante, consegnando ai fan, e non solo, il lato fragile e umano di Amy Winehouse, senza giudicare né accusare, le scelte che l’hanno condotta verso il tragico epilogo della sua vita.
Dinamico, intimo e personale. Le canzoni sono fil rouge del documentario, articolato tra inediti e hit di successo. Ogni canzone è inoltre accompagnata dai testi, non tanto per simulare una versione sing-along, quanto per dare enfasi ed importanza a quelle lyrics, scritte proprio dalla cantante, riflesso dei turbamenti e delle problematiche che hanno afflitto, e sconfitto, Amy nel corso della sua vita.
Non è un caso che il padre, e la famiglia in generale, abbia accolto negativamente il lavoro di Asif Kapadia, proprio perché la lente d’ingrandimento, e l’indice accusatorio, sono puntati su tutte le persone vicine ad Amy Winehouse, che non sono stati in grado di aiutarla, ma solo di peggiorare, la sua instabile situazione emotiva.
Al termine della visione, con i titoli di coda che scorrono sulle note di “Valerie” qualche timido applauso, e nel percorso buio che porta all’uscita fuori della sala cinematografica il pensiero va a lei, una giovane ragazza che non è stata in grado di gestire il peso del successo.Una voce potente, che ha scosso non solo il mondo del Jazz ma l’intero universo musicale.
Amy Winehouse è stata una supernova, un’esplosione brillante e intensa, il cui vuoto si fa ancora sentire.
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