Quando incontriamo Anthony Mackie durante il primo dei due giorni di promozione di Captain America: The Winter Soldier (leggi la nostra recensione), a Londra, ci rendiamo subito conto della persona dietro l’attore. «Un po’ d’acqua? Con tutto questo parlare, oggi, ci si seccherà la gola» esclama mentre sta riempiendo un bicchiere per sé. «Ghiaccio?» domanda dopo aver riempito il nostro fino all’orlo. No, grazie. «A voi europei non piace proprio il ghiaccio nell’acqua. Io invece non posso farne a meno» aggiunge infilando con una forchetta un pezzetto d’ananas dal vassoio sul tavolo. È troppo fredda, ribattiamo. «Ma è proprio questo il punto!» e scoppia a ridere gettandosi sul divano.
Questo giovane attore, nato e cresciuto a New Orleans, inizia a farsi strada nel mondo del cinema nel 2002, quando prende parte a 8 Mile, il primo film di Eminem. Da allora si succedono alcuni piccoli ruoli in titoli come Hollywood Homicide, The Manchurian Candidate e Million Dollar Baby; Mackie viene nominato ad un Independent Spirit Award come miglior attore esordiente per Brother to Brother (inedito in Italia) e, a poco a poco, inizia a farsi strada nell’industria del cinema. La prima grande occasione gliela offre Kathryn Bigelow quando lo sceglie per il ruolo del sergente JT Sanborn in The Hurt Locker (sei Oscar, incluso quello al miglior film), che gli vale alcuni premi e svariate nomination. La seconda grande occasione, invece, arriva quattro anni dopo, quando entra a far parte dell’universo Marvel con il personaggio di Sam Wilson, alias Falcon, nel secondo capitolo di Captain America.
Leggi la nostra intervista a Sebastian Stan, il Soldato d’Inverno
Sembri molto entusiasta di essere qui a presentare il film.
Anthony Mackie: «Sì, infatti. Mi piace molto parlare dei progetti di cui vado fiero. Non capisco quegli attori che si lamentano perché non amano fare le interviste. È strano perché potresti trovarti in una posizione in cui alla stampa non gliene frega niente di parlare con te. E come attore non è una bella posizione in cui stare. Penso che più interviste fai e meglio è per la tua carriera. Significa che sei conosciuto e, di conseguenza, che sarà più facile riuscire a portare avanti i tuoi progetti e fare le cose che ti interessano».
Chi è Sam Wilson all’inizio del film?
AM: «Lui rappresenta un po’ gli occhi e le orecchie dello spettatore: è un ragazzo normale, con un passato militare, che ha l’abilità di saper volare. Grazie a questa sua capacità viene scelto da Captain America per aiutarlo nella battaglia contro il soldato d’inverno. Se tu ti trovassi in una stanza piena di supereroi resteresti senza parole – e questo è anche l’approccio di Sam. Gli spettatori s’identificano con lui perché sanno che avrebbero le sue stesse reazioni, perciò proiettano su di lui le emozioni che loro stessi proverebbero se si trovassero a parlare con Captain America. È un personaggio simpatico e molto affettuoso».
Quanto conoscevi il mondo Marvel prima di entrare a farne parte?
AM: «Mio fratello sapeva tutto, mentre io non sapevo proprio un bel niente».
Perché non ti interessavano i fumetti?
AM: «Semplicemente perché non avevo tempo da dedicarci. Ero un ragazzino sempre in giro, più impegnato a fare a botte che a leggere. Sono sempre stato interessato allo sport, per cui non riuscivo a capire perché mai una persona dovrebbe preferire stare seduta dentro casa a leggere piuttosto che uscire e andare a giocare o ad allenarsi».
I tuoi fratelli sono più geek di te, quindi.
AM: «Sì, tutti e due. Ma sono due nerd cool, come li definisco io».
Cos’hanno detto quando gli hai comunicato che eri stato scelto per la parte di Sam Wilson?
AM: «Erano davvero eccitati! Mio fratello ha incominciato a mandarmi un’email dopo l’altra su Falcon e il suo passato, su quando e come era diventato un eroe, etc. La cosa bella – ma anche il difficile per uno come me, che non conosceva la storia – è che Falcon ha vissuto diverse incarnazioni nei fumetti. E il film ora ci mostra una nuova versione ancora».
Qual è il passaggio che conduce da Sam Wilson a Falcon?
AM: «Nel film Sam chiede di diventare parte del team di Captain America. Gli mostra la sua armatura, dicendo “Hey, guarda: anch’io ho dei poteri!”. Non sono dei poteri che qualcuno gli ha donato, ma che al contrario sono stati realizzati per lui».
Ciò che è interessante è che Sam è l’unico personaggio di cui Captain America si fidi. Come mai secondo te?
AM: «Perché Sam non gli chiede nulla. Quando vediamo il primo incontro tra Sam e Steve Rogers, all’inizio del film, Sam lo riconosce e gli parla come una persona normale. Anzi, dice qualcosa di più: “Se tu dovessi avere bisogno di un aiuto, basta che me lo faccia sapere e verrò ad aiutarti”. Il resto della gente, invece, va da Captain America e gli dice “Tu sei Captain America! Vieni ad aiutarmi!”. Captain America capisce che Sam è un bravo soldato e si fida di lui».
Come ti senti sapendo che potresti riprendere questo personaggio altre cinque o sei volte nei prossimi film Marvel?
AM: «È fantastico. L’ho detto sia alla Marvel che a Kevin Feige: se vogliono infilarmi in altri dieci o quindici film io ne sarei felicissimo. Non capita spesso ad un attore di avere la possibilità di entrare a far parte di un progetto sapendo già dall’inizio che il risultato sarà ottimo. Sette volte su dieci partecipi a un film e non hai la minima idea rispetto a come andrà a finire, perché ci sono troppe persone che se ne occupano: alcune hanno cattivo gusto, altre non sanno semplicemente fare il loro lavoro. La Marvel, invece, ha dimostrato con i suoi film che, qualunque cosa si mettano in testa di fare, il risultato sarà bello. E se alla fine delle riprese il film non soddisfa le loro aspettative, spenderanno dei soldi in più per rifarlo. Questo è il punto: sapevo che le mie ali non sarebbero sembrate finte. Non mi avrebbero mai fatto indossare qualche sciocco costume che mi avrebbe reso ridicolo, non ci sarebbero stati né un montaggio orrendo né tantomeno degli effetti speciali da quattro soldi. Ho vinto la lotteria! Essere stato scelto per interpretare Falcon è la mia nomination all’Oscar».
Questo cambierà anche il modo in cui guardi gli altri film.
AM: «Esatto. E soprattutto sarò guardato come attore in un modo diverso. Anche se è un film prodotto da un grande studio, Captain America: The Winter Soldier resta un film in cui la storia è guidata dai personaggi. Non sono molti i film in cui l’azione si unisce a dei bei personaggi. Mi vengono in mente Prova o prendermi o il primo film della serie su Bourne: erano dei buoni film d’azione in cui c’era la storia e c’erano i personaggi. Il nostro film è su quella stessa linea».
A proposito della forza dei personaggi: perché secondo te quelli del mondo Marvel sono così unici e immortali? Cosa li rende speciali e amati?
AM: «Penso che la Marvel lavori molto per dare ai personaggi un certo livello di umanità e dignità. Quando guardi a questi supereroi ti accorgi che hanno i tuoi stessi problemi. Perciò ti identifichi con loro al punto che, quando riescono a risolvere dei conflitti, ti senti come se ci sia riuscito anche tu. Tony Stark è un milionario, ma ha un’infinità di problemi proprio come tutti gli altri su questo pianeta. Inoltre riesce a salvare la propria vita e decide di sfruttare le proprie capacità per proteggere il mondo. Penso che alla gente piacciano molto personaggi di questo tipo: sono dei modelli, incarnano le persone che vorremmo essere».
