Nel corso di un incontro tenutosi ieri, 22 novembre, in occasione della consegna della laurea honoris causa in beni culturali e territorio presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Tor Vergata a Roma, Carlo Verdone ha commentato i recenti fatti di cronaca, relativi ai casi di molestie, che hanno investito anche il mondo del cinema italiano.

Rispondendo ai giornalisti, che lo hanno interpellato circa le accuse rivolte al regista Fausto Brizzi, Verdone ha dichiarato: «I processi si devono fare in tribunale e i provini si devono fare negli uffici. Io quando li faccio ho sempre accanto a me un aiuto regista, e non li faccio a casa. Lì posso invitare un’attrice che conosco da tempo e che considero un’amica. Ma un regista serio, e questo lo dico anche per chi vuole fare l’attrice, fa i provini in ufficio con il casting, i suoi aiuti e assistenti. Ora si sta buttando tutto un po’ in “caciara”. Non si può denunciare dopo 30, 35 anni, c’è qualcosa che non va, perché poi alzando questo polverone il mondo del cinema sembra un mondo di sospettati. C’è anche tanta brava gente, di questo non ne parla nessuno. Poi c’è una parte, secondo me piccola, che agisce male». Verdone ha poi aggiunto: «un conto è provarci, un conto è violentare. Provarci fa parte dell’uomo da quando è nato, la violenza è ben altra cosa, e può manifestarsi anche come plagio, che può essere anche solo con lo sguardo, su una persona fragile e debole. Le agenzie devono essere più attente e vigili, devono avvertire i loro attori, li devono proteggere, devono dare i consigli giusti. Non li devono mandare in case o strani studi, si mandando in un ufficio di produzione. Le agenzie serie fanno così». 

Alla domanda specifica su Brizzi ha infine risposto: «non mi posso esporre, so quello che sapete voi dai giornali, non siamo molto amici, ci salutiamo, non lo conosco come persona. Mi auguro che sia ridimensionato tutto quello che si dice».

Fonte: Il Messaggero

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