C’erano una volta gli indie, produzioni indipendenti con attori estranei al sistema divistico e con registi lontani dalle grandi Major, film a basso costo in cui l’idea e la visione artistica del loro ideatore dominava persino sullo standard tecnico e sul destino distributivo, spesso limitato al raggio ristretto dei festival, grazie ai quali molti di loro riuscivano a raccogliere un’attenzione maggiore. Un’età d’oro descritta un po’ ingenuamente, che forse non c’è più.

All’indomani dall’ufficializzazione del programma del Sundace Film Festival, la culla del cinema indie che ogni anno riscrive i contorni del genere -se così si può definire questo modello produttivo ed estetico- portando all’attenzione internazionale pellicole che, sempre più frequentemente riescono a trovare una collocazione presso il mercato della distribuzione e presso altri festival di portata più locale, l’Hollywood Reporter riflette sui cambiamenti di un sistema che forse sta perdendo quelle radici originarie svincolate dall’onere economico.

Ruoli che una volta si accettavano per poche migliaia di dollari, oggi vengono battuti all’asta per cifre a sei zeri. Il processo sembra essersi invertito: mentre un tempo erano gli attori ad emergere grazie al valore aggiunto delle pellicole indipendenti, oggi sono gli attori di successo a volersi depurare attraverso queste produzioni che, tuttavia, hanno iniziato a crescere in budget ed in investimenti.

Così Jake Gyllenhaal, dopo Nightcrawler, film che ha dato alla sua carriera una nuova veste, ha accettato il ruolo di un ingegnere ebreo infiltrato in un cartello della droga nell’indie da 35 milioni di dollari The Man Who Made It Snow per 6 milioni, raddoppiando l’offerta iniziale. Diventate ormai produzioni ad alto budget (come d’altro canto ci si aspetta ormai dai loro indiemakers, registi come Wes Anderson, Todd Haynes o Paul Thomas Anderson -tutti nati al Sundance), i film indipendenti garantiscono ai loro attori ingenti guadagni. Matthew McConaughey ha incassato un assegno di meno di 200 mila dollari da Dallas Buyers Club, ma con Free State of Jones, ambizioso dramma sulla Guerra Civile costato 65 milioni di dollari, ne ha guadagnati 5; e altri 3,5 per aver partecipato al film di Gus Van Sant Sea of Trees. Certo, si tratta pur sempre di numeri inferiori ai cachet di produzioni come Interstellar, ma è innegabile non notare come il panorama sia drasticamente cambiato.

Colpa dei finanziatori, spiega l’Hollywood Reporter, che nella corsa all’evento, fanno scorrere su queste produzioni valanghe di denaro, sperando così di poter trascinare nei progetti attori noti. Così American Hustle e Zero Dark Thirty hanno finito per costare 40 milioni a testa, per il thriller anni ’70 The nice guys Russell Crowe e Ryan Gosling hanno ricevuto 7 milioni e, caso ancora più eclatante, Leonardo di Caprio ha incassato 25 dei 100 milioni messi a budget per The Wolf of Wall Street dalla casa di produzione indipendente Red Granite Pictures.

Stando così le cose, si tratterebbe forse di un problema di nomenclatura. «Mentre gli Studios lasciano ormai una parte rilevante delle produzioni a terzi» dichiara Harrison Ford«i confini tra un film di grossa portata e un film indipendente sono diventati sempre più sfumati e irrilevanti per chi finanzia e per i distributori stranieri.»

Fonte: The Hollywood Reporter

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