Analizzare un film e scomporne i meccanismi narrativi è da sempre una parte fondamentale della critica cinematografica. Con il tempo, coloro che sono chiamati a visionare centinaia di uscite ogni anno finiscono inevitabilmente per riconoscerne formule narrative e schemi ricorrenti, sviluppando uno sguardo sempre più attento verso i punti di forza e di debolezza di un’opera. Tuttavia, secondo Christopher Nolan, questa tendenza rischia talvolta di trasformarsi in un approccio eccessivamente rigido che rischia di perdere di vista il vero funzionamento della narrazione.
L’acclamato regista, che in queste settimane sta conquistando il mondo con il suo monumentale Odissea, non ha esitato a scagliarsi con parole piuttosto nette contro questa tendenza della critica cinematografica, e nel corso di una recente intervista concessa in Cina alla piattaforma BiliBili, il filmmaker britannico ha fatto luce sulle linee di pensiero che – a suo modo di vedere – spingono spesso i critici a reiterare i soliti errori:
«Questo è un difetto fondamentale della critica cinematografica perché essere in grado di identificare il meccanismo non invalida il meccanismo. E questo è un vero problema nella critica odierna, perché la gente ha questa idea che, poiché riesco a capire perché la storia mi influenza in un certo modo, allora non funziona. Non è così che funziona la narrazione. Quindi, quando creiamo una figura eroica in una storia come narratori, dobbiamo essere consapevoli dell’energia che il pubblico porta in quella storia e dell’interazione tra la nostra intenzione e il modo in cui il pubblico la riceve. E il fatto che tale meccanismo sia identificabile dalle persone non lo invalida affatto.»
Invitato ad approfondire ulteriormente il proprio punto di vista, Christopher Nolan ha poi ribadito con forza la propria posizione sottolineando:
«Questo è un vero problema con le critiche odierne: le persone hanno questa idea che, poiché riesco a capire perché la storia mi influenza in quel modo, quindi non ha funzionato – ma non è così che funziona la narrazione [..] perché se sentono di aver identificato il meccanismo, sentono che lo invalida. Ciò potrebbe essere vero per alcuni elementi e con esso si evolve anche il linguaggio cinematografico: quando un luogo comune diventa troppo familiare al pubblico, allora deve essere cambiato.»
Secondo il filmmaker britannico, dunque, il fatto che uno spettatore riesca a riconoscere gli strumenti narrativi utilizzati da un film non significa automaticamente che questi abbiano perso la loro efficacia. Comprendere il modo in cui una storia costruisce un momento emotivo o sviluppa un personaggio non impedisce necessariamente al pubblico di lasciarsi coinvolgere da ciò che accade sullo schermo.
Allo stesso tempo, il Nolan non esita a riconoscere che esista anche un limite. Quando una soluzione narrativa o un espediente diventano troppo prevedibili e finiscono per trasformarsi in un cliché, il linguaggio cinematografico deve inevitabilmente evolversi e fare un passo in avanti per continuare a sorprendere gli spettatori.
Le dichiarazioni del regista sono inevitabilmente destinate ad alimentare il dibattito sul ruolo della critica cinematografica e sul delicato equilibrio tra l’analisi tecnica di un’opera e il suo impatto emotivo. Un tema che Christopher Nolan, da sempre molto attento al rapporto tra autore, linguaggio cinematografico e pubblico, continua a considerare come elemento imprescindibile nonché centrale della sua filmografia.
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Foto: Han Myung-Gu / Getty Images
Fonte: X
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