Siamo arrivati a metà del Festival di Cannes 2026 e, come ogni anno, iniziano già a delinearsi alcuni dei film destinati a lasciare il segno. Tra grandi autori, opere divisive e titoli che stanno facendo discutere critica e pubblico sulla Croisette, ci sono due film che più di altri ci hanno conquistato in questa prima parte del festival.
Tra questi c’è El Ser Querido di Rodrigo Sorogoyen, un’opera che riflette sul cinema attraverso il rapporto tormentato tra un celebre regista (Javier Bardem) e sua figlia (Victoria Luengo), giovane attrice con cui ha ormai perso ogni contatto da anni.
L’uomo, figura carismatica ma profondamente distruttiva, ha segnato l’infanzia della ragazza con alcolismo, tossicodipendenza e continue assenze. Il set cinematografico diventa così il luogo in cui i due cercano, forse troppo tardi, di recuperare un rapporto ormai compromesso.
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Ma il cinema, nel film di Sorogoyen, non è mai solo sfondo. Il regista spagnolo trasforma infatti le tensioni emotive e familiari in un racconto dalle sfumature quasi thriller, portando il conflitto tra i personaggi a livelli di intensità impressionanti. In particolare, una lunga sequenza centrale ambientata sul set riesce a condensare tutta la forza emotiva dell’opera. Siamo di fronte a un metafilm teso, doloroso e lucidissimo, capace di parlare tanto del potere del cinema quanto delle ferite che i rapporti umani possono lasciare dietro di sé.
Tra i titoli più ambiziosi passati da Cannes in questa prima metà di festival c’è poi All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi, già considerato da molti uno dei possibili candidati alla Palma d’Oro.
Ispirato a uno scambio epistolare tra una filosofa e un’antropologa, il film racconta il rapporto tra due donne: una direttrice di una clinica che assiste anziani affetti da Alzheimer e una regista teatrale malata di cancro, ormai vicina alla morte.
Attraverso il loro continuo confronto, il film affronta temi enormi: il capitalismo, l’egoismo, il cambiamento climatico, la memoria, il senso della cura e persino il concetto stesso di umanità. C’è anche un legame con l’Italia, attraverso il riferimento al pensiero di Franco Basaglia e alla sua idea rivoluzionaria di assistenza e dignità della persona.
Con una durata di tre ore e quindici minuti, All of a Sudden è probabilmente uno dei film più impegnativi presentati a Cannes quest’anno, ma anche uno dei più ricchi e stratificati. Un’opera che forse non parlerà immediatamente al pubblico generalista, ma che contiene una straordinaria quantità di bellezza, umanità e riflessioni sul nostro presente.
È il tipo di film che sembra voler racchiudere tutto: la vita, la morte, il dolore, la speranza. E forse proprio per questo riesce a lasciare una sensazione rarissima, quella di trovarsi davanti a un’opera che prova davvero a spiegare cosa significhi essere umani.
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