«Si fugge dalle emozioni ridendo». È la risposta di Cristina Comencini alle reazioni in sala della stampa italiana e internazionale presente alla proiezione di Quando la notte. La regista italiana, durante la conferenza stampa di presentazione del suo film, ha risposto così alla domanda sulle risate in sala: «Ai Festival non ci si vuole emozionare. Ci sono alcuni momenti molto emozionanti durante il film e gli spettatori hanno preferito reagire in questo modo». «Abbiamo ridotto all’essenziale i dialoghi», aggiunge Doriana Leondeff, sceneggiatrice, «lasciando battute secche ed efficaci. È lo stile del film che non è la trasposizione della trama del romanzo, ma racconta una suggestione».  Seconda pellicola italiana in Concorso Quando la notte, adattamento dell’omonimo romanzo della Comencini, è l’incontro di due solitudini: quella di Marina (Claudia Pandolfi), una madre che trascorre un mese in montagna da sola, per far guarire il figlio di due anni, e Manfred (Filippo Timi), una guida del Monte Rosa, abbandonato dalla mamma quando era bambino e dalla moglie. Al centro del film quindi la maternità con le sue contraddizioni e con le sue paure. «Si parla poco», spiega la regista, «nella letteratura e nel cinema della disperazione della madre, che senza un compagno al suo fianco, non potrebbe gestire un figlio. Si parla solo dell’istinto materno e si tace sul sentimento ambivalente che nasce dal legame tra una madre e un figlio. Un legame che rischia di strozzare la madre. Non ho mai pensato agli eventi di Cogne, ma forse era nel mio subconscio».  «Forse le risate», prova a dare una spiegazione Claudia Pandolfi, «erano isteriche. Durante le riprese ho sentito questo sentimento travolgente. È un film molto intimo e duro. Nessuno ti insegna a essere genitore. È capitato anche a me, come madre, di avere una reazione diversa da quello che chiamano istinto materno». Tra i personaggi del film anche Stefan e Albert, i due fratelli di Manfred (Thomas Trabacchi e Denis Fasolo) che hanno reagito all’abbandono della madre in modo diverso. Stefan, sposandosi con la donna che ama, Bianca (una brava Michela Cescon) e costruendo una famiglia sul dialogo e sulla collaborazione, mentre Albert, il più giovane e il più fragile, cercando rapporti facili con le donne. «Nel film», prosegue la regista, «non si parla solo della maternità, ma anche del rapporto tra uomo e donna. Credo che gli uomini non riescano fino in fondo a capire una donna, che a volte diventa un’eroina quando riesce a gestire se stessa e un figlio anche in circostanze non facili, come  quando deve stare tutto il giorno chiusa in casa. Volevo rimettere l’uomo al centro dell’essere genitori. Senza l’aiuto di un uomo diventa impossibile per una donna gestire la sua maternità». Nelle sale italiane il film sarà distribuito dal 28 ottobre per 01 Distribution. (Foto Getty Images)

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