Le serie procedural come Criminal Minds hanno sempre esercitato sul pubblico un fascino universale, portando su schermo le storie di profiler, detective e serial killer, e riuscendo inoltre a superare barriere linguistiche e culturali. Non deve quindi sorprendere che la televisione sudcoreana, già nota per i suoi K-drama ad alto tasso di tensione, abbia deciso di realizzare un remake dell’arcinoto crime drama.
Il remake coreano dell’omonima serie americana è andato in onda nel 2017 per una stagione composta da 20 episodi, secondo il formato standard dei K-drama. Una durata decisamente più contenuta rispetto alle 15 stagioni dell’originale CBS, ma sufficiente per offrire una reinterpretazione affascinante e originale del format che ha fatto scuola negli Stati Uniti.
Il Criminal Minds sudcoreano segue il profiler veterano Kang Ki-hyung (interpretato da Son Hyun-joo), che torna in servizio dopo un tragico attentato che ha decimato la sua precedente squadra. Ki-hyung è incaricato di guidare una nuova task force specializzata nella caccia ai serial killer, composta da giovani agenti brillanti ma pieni di contrasti. Tra loro spicca Kim Hyun-joon (Lee Joon-gi), investigatore impulsivo e determinato, che nutre un forte risentimento nei confronti di Ki-hyung per il passato che li lega. Il rapporto teso tra i due dà alla serie una carica emotiva e una profondità relazionale che, pur avendo dei corrispettivi nell’originale americano, si sviluppa in modo più marcato e drammatico.
A differenza della controparte americana, che tendeva a mantenere una struttura procedurale con archi narrativi intermittenti, la versione coreana adotta una narrazione più coesa e serializzata. Il filo conduttore è la caccia a un serial killer noto come “Il Mietitore” (interpretato da Kim Won-hae), figura che richiama il temutissimo Boston Reaper della serie originale. Ma se negli USA il Reaper compariva a tratti, nel K-drama diventa la vera e propria colonna portante della trama.
Accanto alla trama principale, troviamo casi episodici che rielaborano alcune delle prime indagini viste nella serie americana, ma sempre filtrate attraverso il tono più cupo, psicologico e stilizzato tipico della TV coreana. Uno degli aspetti più intriganti è il modo in cui i personaggi coreani ricalcano – senza mai copiarli – i profiler originali. Ki-hyung richiama Aaron Hotchner (Thomas Gibson) per autorità e leadership, ma incorpora anche tratti di Jason Gideon (Mandy Patinkin), soprattutto per il trauma legato all’attentato. Hyun-joon, invece, rappresenta un ibrido tra Derek Morgan (Shemar Moore) e un antieroe tormentato: impulsivo, segnato da un’infanzia difficile, ma con un rapporto più conflittuale con il leader del team rispetto alla dinamica vista nella versione americana.
Questa tensione, unita a una maggiore introspezione emotiva, rende la versione coreana di Criminal Minds un prodotto differente, ma non meno coinvolgente. Anzi, per certi versi più crudo e personale. Purtroppo, al momento il remake sudcoreano non è attualmente disponibile in streaming né in Europa né negli Stati Uniti, fatto che ne ha di fatto azzoppato la notorietà internazionale. Rimane tuttavia indubbio che questa versione di Criminal Minds, con la sua regia elegante, personaggi approfonditi e un’impostazione narrativa più serializzata, meriti di essere recuperata dal pubblico occidentale.
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Foto: tvN
Fonte: Slashfilm
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