Criminal Minds è appena tornato con una stagione che potrebbe cambiare il futuro della BAU, e non soltanto perché introduce un nuovo mistero da risolvere. La stagione 19, parte della nuova vita della serie iniziata con Criminal Minds: Evolution, sembra infatti voler spostare il racconto su un terreno più ampio: non più solo la caccia al serial killer di turno, ma le conseguenze che certi casi lasciano sugli agenti, sull’opinione pubblica e persino sul modo in cui la società trasforma i criminali in figure quasi mitologiche.
Il ritorno della serie su Paramount+ arriva dopo un percorso non sempre lineare. La continuazione di Criminal Minds, partita nel 2022, ha riportato in scena alcuni dei volti più amati della BAU, ma ha anche diviso parte del pubblico, soprattutto per il ruolo sempre più ingombrante di Elias Voit, il killer noto come Sicarius. Il personaggio interpretato da Zach Gilford ha dominato l’arco narrativo delle ultime stagioni, diventando una presenza difficile da ignorare anche quando la sua vicenda sembrava ormai conclusa. E proprio qui la stagione 19 prova a giocare una partita interessante: continuare a fare i conti con Voit, ma senza restare completamente intrappolata nella sua ombra. :contentReference[oaicite:0]{index=0}
I primi episodi mostrano subito che è passato un anno dagli eventi della stagione precedente. Questo salto temporale permette alla serie di ritrovare i protagonisti in una fase diversa della loro vita, con nuove ferite, nuovi equilibri e nuove tensioni interne. Non si tratta di un semplice espediente narrativo: il time jump serve a suggerire che il tempo è andato avanti, ma che nessuno dei personaggi ha davvero lasciato tutto alle spalle. La BAU continua a lavorare, ma porta addosso il peso dei casi affrontati, delle perdite subite e delle scelte che ancora non riesce a metabolizzare.
Tra i personaggi più segnati c’è ancora una volta David Rossi. Il suo rapporto con Voit resta uno dei nodi più complessi della nuova stagione: Rossi vorrebbe seppellire quella storia, cancellarla dalla propria memoria, ma il caso Sicarius continua a tornare, anche attraverso le pressioni esterne e il tentativo di trasformare quell’indagine in un racconto pubblico. È un conflitto interessante, perché mette Rossi davanti a una domanda centrale per questa nuova fase della serie: si può davvero chiudere con un caso che ha lasciato un’impronta così profonda?
Dall’altra parte, Tara Lewis sembra muoversi nella direzione opposta. Mentre Rossi vorrebbe allontanarsi da Voit, Tara vuole comprenderlo. Non per giustificarlo, ma per capire cosa lo abbia reso ciò che è diventato e, forse, per impedire che altri assassini seguano la stessa strada. La sua posizione crea inevitabilmente tensione all’interno della squadra, perché costringe la BAU a confrontarsi con il confine sottile tra analizzare il male e continuare, in qualche modo, ad alimentarne la presenza.
È proprio questo uno degli elementi più interessanti della stagione 19: Criminal Minds sembra voler riflettere sul modo in cui i serial killer vengono raccontati, consumati e trasformati in fenomeni culturali. Il ritorno di Brian Garrity, ora legato a un podcast true crime dedicato a Sicarius, permette alla serie di parlare di disinformazione, ossessione e spettacolarizzazione del crimine. Voit non è più soltanto un assassino dietro le sbarre: è diventato un simbolo distorto, una figura attorno alla quale si costruiscono teorie, fanatismi e imitazioni.
Da qui nasce anche la nuova minaccia della stagione. Dopo i primi episodi, il nuovo killer resta ancora sfuggente, definito più dai dettagli che da una vera identità: un’auto, guanti neri, sigarette, gesti violenti e improvvisi. La scelta funziona perché sposta il centro della paura. Non è più solo Voit a fare paura, ma ciò che Voit ha generato. La sua eredità sembra essersi diffusa oltre il singolo caso, contaminando l’immaginario di chi lo osserva, lo idealizza o lo imita.
Accanto alla trama crime, però, la stagione 19 prova anche a dare più spazio ai percorsi personali degli agenti. Luke Alvez, spesso rimasto più laterale rispetto ad altri membri della squadra, ottiene finalmente un arco emotivo più forte. La morte del suo cane Roxy diventa molto più di un dettaglio privato: permette alla serie di raccontare il trauma del ritorno alla vita civile dopo il servizio militare, il senso di solitudine e il valore di un legame capace di tenere una persona ancorata alla realtà. È una linea narrativa delicata, che ricorda quanto Criminal Minds funzioni meglio quando intreccia i casi della settimana con le fragilità dei suoi protagonisti.
Anche JJ entra in una fase nuova. Dopo la morte di Will, la serie l’ha raccontata soprattutto attraverso il lutto, la rabbia e il tentativo faticoso di andare avanti. La stagione 19 sembra però volerla accompagnare verso un passaggio diverso: lasciare la casa condivisa con il marito e affrontare l’idea che suo figlio Henry possa trasferirsi lontano per il college. Non è una svolta spettacolare, ma è proprio per questo che funziona. Racconta il dolore nella sua forma quotidiana, fatta di stanze da svuotare, ricordi da attraversare e cambiamenti che obbligano a immaginare una vita nuova.
Penelope Garcia, invece, resta per ora soprattutto il cuore emotivo della squadra. È accanto a JJ, sostiene Luke e continua a essere decisiva nelle indagini. Il suo arco personale appare meno definito rispetto a quello degli altri, ma la sua presenza conferma il ruolo che ha sempre avuto nella serie: quello di collante umano della BAU, capace di portare calore anche dentro le storie più oscure.
La sensazione, quindi, è che Criminal Minds 19 voglia aprire una nuova era senza rinnegare ciò che è venuto prima. La serie conserva la struttura investigativa, i casi inquietanti e le dinamiche familiari tra i membri della BAU, ma prova anche ad aggiornare il proprio sguardo. In un mondo in cui il true crime è diventato intrattenimento, i killer diventano oggetto di culto e le ferite psicologiche non si chiudono con un arresto, la squadra deve imparare a muoversi in un contesto più ambiguo.
Se riuscirà davvero a superare la dipendenza narrativa da Voit, questa stagione potrebbe diventare uno snodo importante per il futuro di Criminal Minds. Non perché cancelli il passato, ma perché sembra volerlo trasformare in qualcosa di più complesso. La BAU non sta semplicemente affrontando un nuovo caso: sta facendo i conti con ciò che resta dopo un mostro, con il modo in cui la sua storia continua a circolare e con il prezzo emotivo pagato da chi prova a fermarlo. Ed è proprio da questa consapevolezza che la serie potrebbe trovare la forza per continuare ancora.
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Fonte: ScreenRant
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