Cristina Comencini è assolutamente serena: crede fermamente nel suo film e più che alimentare le polemiche dell’ultimo Festival di Venezia (dove alla proiezione stampa alcuni dialoghi drammatici di Quando la notte hanno suscitato le risate dei giornalisti) le interessa il confronto con il pubblico. Ma anche tra il pubblico, all’incontro che si è tenuto ieri sera alla Feltrinelli di Milano, c’è stato chi le ha chiesto un commento sulla contestata proiezione veneziana accompagnata da fischi e risate.
La regista ha così riposto: «Quando la notte è un film molto serio, delicato, ma anche tosto. È sicuramente il film più bello della mia carriera. A Venezia non è andata così, non ci sono state queste cose, la stampa ha riferito male. Si è trattato di una situazione che è stata abbastanza organizzata e io la commento dicendo che il film è di una tale forza (ne ho appena avuto conferma alle proiezioni che ci sono state a Londra e in Israele) che quello che è successo a Venezia non ha niente a che vedere col film, ma ha piuttosto a che vedere con altre cose che ho fatto e di cui non mi pento perché penso che siano azioni importanti».
Il riferimento è ovviamente a DiNuovo (l’associazione femminile fondata dalla stessa Comencini che rivendica un ruolo più attivo delle donne nella vita politica e sociale italiana) e questa ipotesi del “complotto” era già stata avanzata al Lido proprio durante il Festival. Al di là di accuse e supposizioni, è evidente che il rapporto con la stampa intorno a questa pellicola sia quantomeno critico tanto che, sebbene Quando la notte esca nelle nostre sale questo venerdì, a Milano non sono state organizzate proiezioni per i giornalisti.

Il film (interpretato da Claudia Pandolfi e Filippo Timi che hanno difeso appassionatamente la pellicola dalle polemiche) racconta di una giovane donna alle prese con le difficoltà di essere madre che incontra, durante una “vacanza forzata” in montagna per curare la salute del bambino di 2 anni, un uomo burbero e solitario che la costringerà ad affrontare un segreto inconfessabile.
Il tema centrale è quindi la maternità «ma soprattutto la maternità intesa non solo come un affare femminile» ha detto Cristina Comencini. «La maternità è una questione che interessa profondamente anche l’uomo, è un momento che mette in contatto un uomo e una donna che non sono necessariamente, come nel mio film, un marito e una moglie ma semplicemente un essere maschile e uno femminile con personalità anche molto diverse.  Marina, la protagonista, è una donna normale, una donna giovane, sola, che porta in montagna il suo bambino. La maternità pone la donna in una dimensione di solitudine.  Il mio film vuole incrinare un tabù: essere madri non è un istinto, ma è un lavoro, un lavoro culturale che le donne fanno anche sacrificando parte della loro vita. E questo l’uomo lo deve vedere».
(Foto: Kikapress)

Quando la notte sarà distribuito nelle sale italiane da venerdì 28 ottobre 2011.

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