Christopher Nolan qualche giorno fa ha tenuto un discorso di commiato rivolto ai laureati di Princeton, così come la settimana scorsa aveva già fatto Natalie Portman con quelli di Harvard.
Nolan ha puntato tutto il suo discorso sulla differenza tra sogni e realtà, un confronto che instaurato da uno dei massimi esperti di sogni, su cui ha fatto uno dei film più complessi e amati dal pubblico –Inception – assume un valore particolare, rivelatorio.
E infatti il regista ne ha aprofittato per dare forse per la prima volta, se non proprio una risposta definitiva all’annoso quesito sulla trottola, quanto meno un suggerimento:
«Nella tradizione dei discorsi solitamente si fa un gran parlare del dover inseguire i propri sogni, ma io non voglio puntare su quest’aspetto, perché non ci credo. Io voglio che voi inseguiate la vostra realtà» ha detto il regista.
«È evidente da diverso tempo che la realtà è vista come un cugino povero dei sogni. Ma io voglio che voi vi rendiate conto che i nostri sogni, le astrazioni con cui ci divertiamo e di cui ci circondiamo sono dei sottoinsiemi della realtà».
E più avanti ha voluto riflettere su Inception, chiedendo scusa a tutti quelli che non lo hanno ancora visto. E, se non lo avete visto, meglio che anche voi non andiate avanti nella lettura.
«ll modo in cui il film finisce, il momento in cui il personaggio di Leonardo DiCaprio, Cobb, — si riunisce ai suoi bambini, corrisponde alla sua realtà soggettiva. Non se ne preoccupa più, e questo porta a un assunto: forse tutti i livelli di realtà sono validi. La macchina da presa si sposta sulla trottola che gira e prima che si fermi lo schermo va al nero».
«Di solito scappo dal retro prima che il film finisca perché le persone vogliono catturarmi» ha detto scherzando. «Quel punto interessa tantissimo gli spettatori in termini assoluti: anche se mentre guardo il film so che è finzione e quindi una sorta di realtà virtuale. Ma la domanda se la scena finale sia un sogno o sia vera è la domanda che mi è stata posta più che su qualsiasi altro film io abbia fatto. È la cosa che mi si chiede di più e che interessa di più perché riguarda la realtà. È la realtà quello che conta».
E quindi il regista inglese per la prima volta si espone sulla questione che ha sempre lasciato in sospeso. E ora, a distanza di qualche anno, ci spiega che il finale è aperto perché serve a sottolineare quanto sia forte il desiderio di Cobb di rivedere i suoi figli. E in questo modo lascia nello spettatore il desiderio di vivere la realtà e di preferirla ai sogni, dove invece il personaggio di Cobb si era costretto a vivere per sfuggire al dolore.
Qui sotto un video che cerca di spiegare in modo anche convincente se la trottola cada o meno nel finale di Inception, ma che alla luce della recente spiegazione di Nolan ci sembra non sia più così fondamentale da capire.
