Il successo del genere horror è dovuto in gran parte alla trasposizione su grande schermo delle più grandi paure dell’uomo. Paure che non sono mai le stesse ma si adattano ai tempi, alle mode, ai mutamenti sociologici. Ecco perché a partire dagli anni ’80, ma con una decisa impennata che ha attraversato i Novanta ed è giunta fino a oggi, la tecnologia – che ha raggiunto livelli di progressione e aggiornamento impressionanti – è diventata una delle principali fonti di paura di questa nostra era 2.0.

Il diavolo, la pazzia, le creature sovrannaturali, le fobie inconsce corrono oggi lungo il web, i social network, la realtà virtuale, i cellulari, skype eccetera. Vedi alla voce Unfriended (che approderà su Infinity il 28 novembre), horror a target giovanile, appena approdato su Infinity in cui la pietra dello scandalo è un video filmato da dei liceali, che poi lo diffondono su YouTube, causando un suicidio, un fatto molto vicino ai recenti fatti di cronaca.

Vista l’attualità del tema abbiamo voluto raccogliere qui tutti i film in cui la tecnologia è diventata fonte di terrore

  1. Poltergeist (qui su Infinity) – Può essere considerato l’antesignano di tutto questo genere. Delle presenze sovrannaturali si impossessano di vari oggetti di uso comune della casa di una famiglia e così la televisione, che proprio negli anni ’80 conosceva la sua massima espansione, diventava il mezzo attraverso cui la madre riesce a comunicare con la figlia intrappolata dalle creature in un’altra dimensione.
  2. The Cell – Lo zombie movie 2.0 passa attraverso i telefonini cellulari: se osate metterli vicino alle orecchie, vi trasformate in morti viventi senza coscienza, in animali rabbiosissimi e assetati di sangue. Forse una metafora ben esplicita per dirci quanto la tecnologia ci stia facendo diventare un branco di automi; o forse, semplicemente un delirio più intimo. Una delle parabole horror di Stephen King, con protagonisti John Cusack e Samuel L. Jackson.
  3. Friend Request – È un horror tedesco che ricorda molto i teen movie di paura statunitensi, in cui tra amicizie su Facebook, link tecnologici e chat si gioca a riproporre dei grandi classici del genera da paura come streghe e fantasmi.
  4. The Ring – Il film che segnò l’epidemia dell’horror japan in Occidente ha per oggetto i VHS. I nastri magnetici delle videocassette trascinano con sé informazioni, ma anche presenze oscure e demoniache, come la terribile bambina dai lunghi capelli neri che appare sul piccolo schermo. Il film è costruito in modo da giungere a un climax in cui l’inquietante Samara fuoriesce dallo schermo. Uno degli horror più inquietanti dell’ultimo ventennio.
  5. Stay Alive – Lo spirito di una contessa sceglie un videogame in versione beta per materializzarsi. Un gruppo di amici si ritrova a giocarlo e deve prima recitare una poesia che invoca una maledizione che si attiva alla prima morte nel gioco. Il fatto inquietante è che immediatamente dopo la morte virtuale anche il videogiocatore muore allo stesso modo.
  6. Il tagliaerbe – A vederlo oggi ha un’estetica datatissima, ma il suo sguardo profetico sul mondo futuro è di una lungimiranza impressionante. Il film parla di realtà virtuale e raccontava di un uomo che attraverso questa acquisiva prima un’intelligenza straordinaria e poi veniva obnubilato e distrutto dai suoi deliri di onnipotenza. Visivamente sembra un videogame vintage, ma trovarsi “dentro” la realtà virtuale oggi è esattamente come veniva descritto da quel film.
  7. Unfriended – Dalla conversazione di un gruppo di amici via Skype capiamo che è passato un anno da quando una loro compagna di scuola si è uccisa. A un certo punto all’interno della conversazione si instaura una strana “presenza” praticamente impossibile da eliminare. I ragazzi inizieranno a morire uno dopo l’altro nelle loro case autoinducendosi la morte e aggiungendo nuovi dettagli sulla presunta morte della loro amica, di cui presto si scoprirà la versa causa.
  8. Smiley – Il film inizia con una ragazza intenta a scrivere un messaggio sul cellulare. Poco dopo si capisce che la ragazza è la babysitter di una bambina molto vivace, che le racconta una leggenda metropolitana: Sembrerebbe che scrivendo tre volte “I DID IT FOR THE LULZ” a una persona su internet, appaia un serial killer chiamato Smiley. Secondo la leggenda, Smiley, ucciderebbe l’interlocutore con cui si sta in quel momento chattando. La ragazza inizialmente non ci crede, ma una volta rimasta sola in camera accede al sito di videochat anonima di cui le aveva parlato la bambina e comincia ad interagire con un ragazzo, che però prima di lei scrive la frase della leggenda. Smiley appare dietro le sue spalle e la uccide, sotto gli occhi divertiti del ragazzo. La storia passa ad Ashley, una studentessa di college molto fragile psicologicamente e affetta da lievi turbe psichiche.
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