Nel maggio del 1979, per il numero 158, Frank Miller posa le sue matite sulla collana di Daredevil. Prima come disegnatore, poi, dato che le sue idee per la storyline convincono tutti, come sceneggiatore. Sotto la sua gestione, la serie si rivoluziona per stile, tematiche e target, segnando una sorta di punto di non ritorno anche per l’intero fumetto americano. Le tavole hanno un taglio prettamente cinematografico, con i protagonisti immersi nei fumi del noir e delle crime stories da sempre tanto care all’autore.
Tra le grandi trasformazioni della collana (esaltate soprattutto nella saga Born Again), Kingpin subisce forse quella più importante: Miller lo libera da ogni caratteristica supereroica (elimina, per esempio, il bastone disintegratore e l’anello sputa-veleno), per renderlo un crimelord inquietante, dalla fisicità debordante che però non ne mina la credibilità (la parola d’ordine è realismo). È un gigante simile al Charles Foster Kane di Orson Welles in Quarto potere, uomo complicato che agisce per vendetta, tormentato da un passato difficile.

Netflix, come noto, ospiterà una serie su Daredevil nel 2015 (ma il progetto è ben più ampio e ambizioso) e a interpretare Kingpin sarà Vincent D’Onofrio, che in un’intervista rilasciata a Mens Journal ha confessato che come modello d’ispirazione prenderà proprio il personaggio di Miller: «Ho trovato molta ispirazione dai suoi lavori. Wilson Fisk lo conoscevo poco, avevo visto il film, ma qui c’era bisogno di qualcosa di diverso. Questo serie sarà incredibile da guardare, stiamo girando scene epiche ogni giorno. Il mio, però, è il personaggio migliore, il più intrigante che mi sia capitato da anni».

Fonte: mensjournal

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