Disclosure Day nasconde un commovente dettaglio che in pochi hanno notato
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Disclosure Day nasconde un commovente dettaglio che in pochi hanno notato

Nel nuovo film sugli alieni firmato da Steven Spielberg c’è un particolare nascosto pensato dal regista per chi «vedrà il film due o tre volte»

Disclosure Day nasconde un commovente dettaglio che in pochi hanno notato

Nel nuovo film sugli alieni firmato da Steven Spielberg c’è un particolare nascosto pensato dal regista per chi «vedrà il film due o tre volte»

una scena di disclosure day

Con Disclosure Day, Steven Spielberg è tornato in uno dei territori che più hanno segnato la sua carriera e l’immaginario del grande cinema americano: quello del contatto con forme di vita extraterrestri. Dopo Incontri ravvicinati del terzo tipo ed E.T. – L’extra-terrestre, il regista ha rimesso al centro del suo racconto alieni, segreti, paura collettiva e meraviglia, ma lo ha fatto con uno sguardo diverso, più vicino al presente e alle sue ossessioni. Ora che il film è arrivato nelle sale, molti spettatori stanno iniziando a notare piccoli dettagli disseminati lungo la storia, possibili rimandi alla filmografia di Spielberg e particolari che, a una prima visione, rischiano facilmente di passare inosservati.

Uno in particolare è stato svelato da Colman Domingo, tra i protagonisti del film, e riguarda il suo personaggio Hugo. Non si tratta di un semplice riferimento per cinefili né di un easter egg decorativo, ma di un dettaglio che aiuta a leggere in modo diverso il rapporto tra l’uomo e la creatura aliena chiamata In Vivo. Il momento arriva nella parte finale del film, durante il montaggio di immagini d’archivio che contribuiscono a rivelare al mondo la verità sugli incontri alieni. In mezzo a quelle immagini, Domingo ha indicato un’inquadratura molto precisa: Hugo appare con la testa appoggiata a una tenda bianca, mentre dall’altra parte si distingue la sagoma dell’alieno.

Secondo l’attore, quel momento non è casuale. È il segno di una comunicazione già avvenuta, intima e silenziosa, tra Hugo e In Vivo. Domingo ha spiegato che il suo personaggio non entra in contatto con l’alieno attraverso parole o dialoghi tradizionali, ma attraverso una forma di trasmissione fisica e mentale. Il contatto avviene «testa contro testa» oppure «mano contro mano», come se da quella vicinanza potesse nascere un passaggio diretto di conoscenza. È qui che l’easter egg assume un peso maggiore: Hugo non è soltanto qualcuno che conosce la verità sugli alieni, ma qualcuno che sembra averla ricevuta da loro.

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L’attore ha raccontato di aver chiesto conferma a Spielberg proprio su quel dettaglio, ricevendo dal regista la risposta che il particolare era effettivamente lì, pensato «per quelli che guarderanno il film due o tre volte». Una dichiarazione che cambia la natura della scena: non più una semplice immagine suggestiva, ma una traccia lasciata consapevolmente per chi osserva il film con attenzione, dentro quella tradizione spielberghiana fatta di dettagli visivi capaci di raccontare più di molte spiegazioni.

Il particolare aiuta anche a comprendere meglio la funzione narrativa di Hugo. Se il film sceglie di non spiegare tutto apertamente, il racconto di Domingo suggerisce che il personaggio abbia un retroterra molto più ampio di quanto venga mostrato. Hugo non appare soltanto come un uomo coinvolto nel grande segreto sugli alieni, ma come una sorta di intermediario tra due mondi. Le informazioni che possiede, la sua sicurezza e il modo in cui sembra muoversi dentro il mistero assumono così un significato diverso: non derivano solo da documenti, prove o testimonianze, ma da un contatto diretto con una forma di intelligenza non umana.

Nello stesso racconto, Domingo ha anche spiegato che nelle conversazioni con Spielberg si era parlato dell’esistenza di più specie aliene, diverse tra loro per aspetto e provenienza. Un elemento che nel film resta in gran parte sullo sfondo, ma che conferma quanto il mondo narrativo di Disclosure Day sia stato costruito con una mitologia più estesa rispetto a ciò che viene esplicitamente mostrato. La scelta, però, sembra essere proprio quella di non trasformare il mistero in spiegazione didascalica, lasciando che siano immagini come quella di Hugo e In Vivo a suggerire la profondità del legame.

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C’è infine un altro dettaglio che rende l’aneddoto ancora più interessante per i fan di Spielberg: Domingo ha sottolineato che In Vivo non è una creatura realizzata interamente in CGI, ma un effetto pratico e meccanico. Una scelta che richiama il rapporto del regista con la fisicità del cinema fantastico, con creature che gli attori possano vedere, percepire e davanti alle quali possano davvero reagire. Anche per questo, l’inquadratura della tenda acquista forza: non mostra soltanto un’idea, ma la presenza concreta di qualcosa che esiste nello spazio della scena.

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