La trilogia de Il Signore degli Anelli ha regalato al pubblico alcune delle battute più memorabili della storia del cinema, tuttavia tra queste ce n’è una in particolare che anche a distanza di 24 anni continua commuoverci come la prima volta che l’abbiam sentita pronunciare. Stiamo parlando del celebro monologo pronunciato da Samwise Gamgee ne Le due torri, una sequenza che racchiude tutta l’essenza dell’opera di J.R.R. Tolkien e che ancora oggi riesce a emozionare ad ogni ascolto.
Del resto, se Frodo è il Portatore dell’Anello, Sam rappresenta il vero cuore emotivo dell’impresa. Senza il suo coraggio, la sua lealtà e la sua incrollabile speranza, la missione per distruggere l’Unico Anello non sarebbe mai arrivata a compimento. Come i fan sanno bene, ciò che rende Sam così speciale è proprio la sua semplicità, dal momento che non ha mai aspirato alla gloria né all’eroismo. Ama la sua casa, i giardini della Contea e le piccole gioie della vita, eppure, fin da quando ascoltava affascinato i racconti delle avventure di Bilbo Baggins, una parte di lui sognava di vivere una grande avventura. Quando quel momento tuttavia finisce per arrivare, Sam dimostra a sé stesso di possedere un coraggio ben più grande di quanto avrebbe mai immaginato.
Una personalità tanto sincera quanto leale, la cui visione del mondo viene testimoniata ulteriormente proprio nel momento più buio del viaggio verso Mordor. Quando Frodo è ormai allo stremo delle forze e sembra aver perso ogni speranza, Sam pronuncia le parole destinate a diventare una delle citazioni più amate dell’intera trilogia:
«È come nelle grandi storie, padron Frodo, quelle che contano davvero, erano piene di oscurità e pericolo, e a volte non volevi sapere il finale, perché come poteva esserci un finale allegro, come poteva il mondo tornare com’era dopo che erano successe tante cose brutte; ma alla fine è solo una cosa passeggera, quest’ombra, anche l’oscurità deve passare, arriverà un nuovo giorno, e quando il sole splenderà, sarà ancora più luminoso. Quelle erano le storie che ti restavano dentro, anche se eri troppo piccolo per capire il perché, ma credo, padron Frodo, di capire ora, adesso so: le persone di quelle storie avevano molte occasioni di tornare indietro e non l’hanno fatto; andavano avanti, perché loro erano aggrappati a qualcosa».
Frodo: «Noi a cosa siamo aggrappati Sam?».
Sam: «C’è del buono in questo mondo, padron Frodo: è giusto combattere per questo!»
Il monologo scritto per il film riprende un concetto già presente nell’opera di Tolkien, pur prendendosi alcune libertà rispetto al testo originale. Modifiche di questo tipo hanno spesso diviso gli appassionati, ma in questo caso Peter Jackson e gli sceneggiatori riuscirono a cogliere perfettamente l’essenza del personaggio. Con il tempo limitato imposto dal linguaggio cinematografico, condensarono in poche battute tutto ciò che rende Sam il cuore morale della storia.
In quel momento Frodo è schiacciato dal peso dell’Anello e dalla disperazione, e Sam non cerca di minimizzare la loro sofferenza né si illude che tutto andrà bene. Riconosce quanto sia terribile la strada che hanno davanti, ma ricorda all’amico che le storie più importanti sono proprio quelle in cui gli eroi avrebbero mille ragioni per arrendersi e, nonostante tutto, scelgono di continuare.
Probabilmente, questo rimane il messaggio più profondo de Il Signore degli Anelli. In un mondo segnato dalla guerra, dall’avidità e dalla distruzione, Tolkien affida la speranza ai personaggi meno ambiziosi, ovvero gli Hobbit. Sono loro, e Sam più di tutti, a ricordare che vale la pena lottare non per il potere o la gloria, ma per proteggere le cose che danno un vero senso alla vita: una casa, la natura che ci circonda, il cibo, gli amici e la pace. È una verità che Sauron non riesce nemmeno a concepire, ed è proprio per questo che, ancora oggi, le parole di Sam continuano a commuoverci come ventiquattro anni fa.
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Fonte: ScreenRant
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