Il ritorno di Zerocalcare su Netflix con Due Spicci dal 27 maggio 2026 porta con sé una domanda inevitabile per chi ha seguito il suo percorso animato fin dall’inizio: la nuova serie è davvero il sequel di Strappare lungo i bordi? La presenza di Zero, dell’Armadillo, del Cinghiale e di un universo narrativo già familiare può far pensare a una continuazione diretta, ma il discorso è più sfumato. Per capirlo bisogna guardare al modo in cui Zerocalcare ha costruito le sue serie Netflix, al rapporto tra i personaggi e alle parole con cui lo stesso autore ha definito questo nuovo capitolo.
Dopo Strappare lungo i bordi, incentrata su memoria, amicizia e dolore privato, e Questo mondo non mi renderà cattivo, più legata al quartiere, alla collettività e alle fratture sociali, Due Spicci rappresenta una nuova tappa di un percorso coerente, ma non necessariamente lineare. La serie riprende volti, temi e ferite dell’immaginario di Zerocalcare, mentre sposta il racconto su altri nodi: i debiti, le responsabilità, le cose lasciate in sospeso e il peso che certi legami assumono quando l’età adulta rende tutto meno semplice da risolvere.
Due Spicci è il sequel di Strappare lungo i bordi?
La risposta semplice è no: Due Spicci non è il sequel diretto di Strappare lungo i bordi. La prima serie Netflix di Zerocalcare, uscita nel 2021, raccontava il viaggio di Zero, Sarah e Secco verso Biella, ma usava quel tragitto come struttura per tornare continuamente indietro nel tempo. Al centro c’erano il rapporto con Alice, l’adolescenza, le occasioni mancate, l’incapacità di dire le cose al momento giusto e il dolore per una perdita che emergeva poco alla volta. La trama procedeva tra flashback, digressioni, ricordi scolastici, precarietà lavorativa e dialoghi interiori con l’Armadillo, coscienza ingombrante di Zero doppiata come sempre da Valerio Mastandrea.
Due Spicci parte invece da un’altra situazione narrativa. Zero e Cinghiale gestiscono un piccolo locale, ma l’attività fatica ad andare avanti tra problemi economici, incomprensioni e vite personali sempre più complicate. Il ritorno di una figura legata al passato di Zero riapre questioni rimaste irrisolte, mentre Cinghiale finisce nei guai con la malavita. Gli amici provano a salvarlo, pur riuscendo a malapena a tenere insieme le proprie esistenze.
Il collegamento, quindi, non è nella continuità diretta della trama, ma nel percorso dei personaggi e dei temi. In Strappare lungo i bordi Zero faceva i conti con una traiettoria di vita immaginata come già segnata, con quella linea tratteggiata da seguire e strappare senza sapere davvero dove avrebbe portato. In Due Spicci il problema non è più solo capire dove si è finiti rispetto alle aspettative giovanili, ma misurarsi con debiti, responsabilità, amicizie logorate e conti rimasti aperti.
Il legame con Questo mondo non mi renderà cattivo e la trilogia Netflix
Tra le due serie si colloca Questo mondo non mi renderà cattivo, uscita nel 2023, che ha spostato il racconto su un terreno più sociale e politico. La trama seguiva il ritorno nel quartiere di Cesare, vecchio amico di Zero, incapace di riconoscere il luogo in cui era cresciuto dopo anni di assenza. Intorno a lui si sviluppava una tensione legata all’apertura di un centro di accoglienza, con il quartiere attraversato da rabbia, paura, propaganda e conflitti.
Se Strappare lungo i bordi partiva da una ferita privata, Questo mondo non mi renderà cattivo allargava lo sguardo alla collettività. Parlava di amicizia, ma anche dei suoi limiti; di solidarietà, ma anche della tentazione di salvarsi da soli passando sopra gli altri. Zerocalcare aveva sintetizzato il cuore della serie spiegando di voler raccontare «chi tenta di attraversare i momenti di crisi senza sgomitare e passare sopra gli altri. Ma anche chi cede a questa tentazione».
Due Spicci arriva dopo queste due tappe e sembra raccoglierne l’eredità. Non ripete la struttura della prima serie e non riprende lo stesso conflitto della seconda, ma porta avanti il discorso sul diventare adulti, sul rapporto con gli amici, sulla responsabilità verso gli altri e sulla difficoltà di restare fedeli ai propri valori quando la vita diventa meno governabile. Lo stesso Zerocalcare ha spiegato: «Questa serie nella mia testa è la fine della trilogia, iniziata con Strappare lungo i bordi e proseguita con Questo mondo non mi renderà cattivo. È arrivato il momento in cui tirare le somme, si chiude un cerchio». Ha poi aggiunto: «L’esistenza dei personaggi non finisce, io l’ho vissuta come una resa dei conti. Non ho alcuna idea su cosa farò dopo».
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Perché Due Spicci chiude idealmente un percorso
Le parole di Zerocalcare aiutano a capire perché Due Spicci non vada letto come un semplice seguito, ma come una tappa conclusiva di un percorso tematico. Nelle prime due serie, l’autore aveva già messo in scena alcuni dei nuclei più riconoscibili della sua produzione: il rapporto con il passato, l’ansia del futuro, le amicizie come rifugio e problema, la paura di tradire sé stessi e gli altri, il tentativo di resistere a un mondo che spinge verso isolamento, competizione e rancore.
In Strappare lungo i bordi, tutto partiva dalla memoria e da una perdita personale. Il racconto guardava a ciò che non era stato detto, agli appuntamenti mancati con la vita adulta, alla distanza tra le aspettative e la realtà. In Questo mondo non mi renderà cattivo, invece, la ferita privata entrava in rapporto con il quartiere e con un conflitto più ampio, dove la domanda non riguardava solo Zero, ma il modo in cui una comunità reagisce alla paura, alla propaganda e alla solitudine sociale.
Con Due Spicci, il punto sembra spostarsi sui conti rimasti aperti. La serie torna al gruppo, ai rapporti storici, alle responsabilità che si accumulano nel tempo. Zerocalcare ha spiegato questo cambio di sguardo parlando anche dei limiti della collettività e dell’amicizia: «Io sono cresciuto con valori molto forti riguardo alla collettività, ed è vero che ci si salva solo insieme. Arrivato a 40 anni mi sono accorto che si incontrano però situazioni in cui il fatto di stare insieme, essere amici a volte non basta per avere il lieto fine».
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