Uno dei giorni più attesi di questa 78° Mostra internazionale d’arte cinematografica è arrivato: Dune, il nuovo sci-fi di Denis Villeneuve, sbarca nella Laguna assieme al suo ricchissimo cast del quale fan parte Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Oscar Isaac (protagonista ieri di The Card Counter), Josh Brolin, Stellan Skarsgård, Dave Bautista, Zendaya, Jason Momoa, David Dastmalchian e molti altri.

Dopo aver dato seguito al capolavoro Blade Runner, Villeneuve si cimenta con un altro mostro sacro del genere, il ciclo letterario di Dune di Frank Herbert già trasposto con non estremo successo nel 1984 da David Lynch. Questa volta si è deciso di concentrarsi sulla prima metà del primo romanzo, con la prospettiva futura di poter realizzare altri due film.

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Durante la conferenza stampa di Dune, presentato oggi in anteprima mondiale alla Mostra di Venezia, si è partiti proprio dalle difficoltà d’approccio a questo immenso immaginario fantascientifico. «La più grande è stata tenere a bada i capelli di Timothée – ha scherzato Villeneuve, per poi continuare – Seriamente, la difficoltà è stata bilanciare il libro e il film, è pieno di dettagli. Era necessario trovare un equilibrio e fornire informazioni necessarie a chi non sa niente del libro, per far capire il film senza mettere pressione con troppa esposizione».

Dune riparte dal cuore narrativo ecologista pensato da Herbert negli anni ’60, un aspetto sul quale è stato interpellato l’attivista Javier Bardem, che nel film interpreta Stilgar, capo della tribù Fremen del pianeta Arrakis. «L’autore era molto avanti coi tempi – ha detto l’attoresapeva in che direzione stava andando il mondo. Ora siamo qui e abbiamo a che fare con tutto questo, non nel futuro ma mentre ne parliamo. Fa paura ma o è così o sarà un disastro. Il mio personaggio la pensa in questo modo e difende l’aspetto ecologico del pianeta, in modo da poter far sopravvivere la sua tribù. Gli sono molto legato, è importante che in un film così Denis abbia incluso questo aspetto».

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Villeneuve stesso è intervenuto sulla questione: «Quando Herbert ha scritto Dune negli anni ’60 stava facendo un ritratto del XX secolo, ma via via è diventato una predizione di cosa sarebbe successo nel XXI. Il libro è molto più rilevante oggi. Vorrei non fosse così ma il film penso parlerà al mondo più ora che 40 anni fa». Per il regista di Arrival e Blade Runner 2049, il momento di cambiare è arrivato: «E’ tempo di arrabbiarsi, di cambiare, di agire. L’ambiente dovrebbe essere la priorità e non se ne parla, non voglio essere moralista ma parliamo di sopravvivenza».

In conferenza stampa erano presenti anche Timothée Chamalet, Oscar Isaac, Rebecca Ferguson, Zendaya e Josh Brolin. Ciascuno di loro ha potuto dire qualcosa sul personaggio interpretato in Dune, a partire dal protagonista che si è smarcato da paragoni con il Paul Atreides di Kyle MacLachlan nel film di David Lynch: «Ho amato quella versione, l’ho vista prima di girare ma poi ho dimenticato tutto per aderire alla versione di Villeneuve». Nel ruolo del padre c’è Oscar Isaac, che a detta dell’attore interpreta «il personaggio più umano, non ha poteri o altro di diverso. Sta marciando verso la sconfitta e lo sa, è così anche nei libri. Eppure c’è questa tensione su cosa farà, se continuerà».

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Rebecca Ferguson invece è madre di Paul Atreides, la “strega” Lady Jessica: «Per lei è un gioco mentale ed emotivo, è in bilico tra essere madre e insieme qualcosa di più grande, nessuna delle due cose è più importante ma viene da questa sorellanza che punta a tenere le trame dell’universo». Se Isaac e la Ferguson tengono in pugno “il potere della guerra e quello della mente”, diversa è la situazione per Josh Brolin: «Ho il potere dei testicoli. Sì, l’ho detto. Ero sul set come amico di Denis e in qualche modo ho lavorato con lui. Non conosco libri e personaggi, sono stato pagato per far ridere le persone, anche nei drammi». 

Scherzi a parte, l’attore ha sollevato una domanda interessante: «Quello che trovo affascinante è cosa creiamo prima del film, che non è quello che esperiamo in seguito. Mi immagino Frank Herbert e mi chiedo se sarebbe orgoglioso di quello che abbiamo fatto. Pensava a noi quando si faceva di LSD negli anni ’60? Penso volesse dire qualcosa di molto potente ed è questo che ho visto nel film. Ho portato un fan agli screen, si è messo a gridare e ha detto: ‘Questo è quello che immaginavo da bambino!‘».

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Dune come detto è solo la prima parte del primo romanzo, quindi è normale che l’attenzione ora si sposti su cosa succederà adesso. Denis Villeneuve non chiude la porta alle aspettative dei fan: «Non sono io quello che deve tirare una linea. I produttori sono soddisfatti del film. Vedremo come va nel futuro. Alla fine questi sono tempi difficili, ma se possibile invito il pubblico a vederlo sul grande schermo: è stato pensato per l’Imax, vederlo sul grande schermo è un’esperienza fisica».

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