Elle Fanning ha già 19 anni, ma per il mondo del cinema è ancora una bambina prodigio. Ha cominciato a recitare che aveva appena tre anni: era la versione giovane di sua sorella Dakota in I Am Sam con Sean Penn. A 11 anni era già al Festival di Venezia con Sofia Coppola per il suo Somewhere, e da allora non ha mai smesso di recitare, al punto da decidere di non iscriversi al college dopo aver finito la high school perché ha troppi progetti in ballo (solo nei prossimi due anni sarà in Mary Shelley, Galveston, Teen Spirit e I Think We’re Alone Now, senza dimenticare che è tra le favorite per diventare la prossima Batgirl). L’inganno, diretto ancora da Sofia Coppola e che la vede al fianco di Kirsten Dunst, Nicole Kidman e Colin Farrell, è il suo primo film da maggiorenne; presentato al Festival di Cannes, dove era in lizza per la Palma d’Oro (e grazie al quale Coppola ha vinto il premio come Miglior regista, seconda donna della storia del festival), è un remake-non-remake di La notte brava del soldato Jonathan di Don Siegel con Clint Eastwood (1971). La incontriamo, splendida e decisamente adulta in un vestito firmato Dolce e Gabbana, per parlare del film, del suo rapporto con Sofia Coppola, e di com’è stato recitare insieme al suo idolo Nicole Kidman.

Che cosa ti ha convinto a partecipare a L’inganno? Conoscevi già il film di Don Siegel?
«Non sapevo nulla del film di Siegel prima che Sofia (Coppola, ndr) mi proponesse la parte. L’ho recuperato, ovviamente, e devo dire che è parecchio diverso dal nostro film, perché è girato dal punto di vista dell’uomo, quindi è diverso anche il modo in cui le donne vengono rappresentate». 

Nel film, un soldato unionista arriva, ferito, in una scuola per sole ragazze che cominciano a competere per attirare la sua attenzione…
«Credo che il modo di comunicare di noi donne sia molto diverso da quello degli uomini, che sono più fisici. Poi certo, è vero che lo spunto del film è l’arrivo di un uomo in mezzo a un gruppo di donne, ma non credo che il suo sesso sia così importante: il punto è che siamo durante la Guerra civile, un periodo emotivamente complesso, e queste ragazze vivono insieme da tempo; le dinamiche tra di loro sono destinate a cambiare con l’irrompere di una nuova persona nel quadro, indipendentemente dal fatto che sia maschio o femmina».

Hai detto che, rispetto all’originale di Don Siegel, questa versione di L’inganno è diversa perché l’ha diretta una donna. Come mai?
«Sofia è una persona estremamente femminile, e questa qualità rende meravigliosi i suoi film. In più Sofia ha due figlie, e capisce perfettamente il modo di comunicare delle donne, fatto di sguardi, movimenti del corpo e non detti. Non solo lo capisce, ma è in grado di raccontarlo alla perfezione con la macchina da presa. Nel film c’è ovviamente molta competizione tra le donne, e gelosia, soprattutto all’inizio, ma con il procedere della storia le protagoniste capiscono che sono tutte dalla stessa parte e che hanno la possibilità di riprendere il controllo». 

Per il film hai dovuto calarti nella mentalità di una ragazza di un’altra epoca. I costumi hanno aiutato?
«Assolutamente. Costumi, trucco e acconciature sono stati fondamentali per tutte noi. Sofia ha un’idea precisa sulla personalità e sul look di ogni ragazza nel film: abbiamo passato molto tempo alle sessioni di trucco e parrucco, a provare costumi su costumi, finché Sofia non ha trovato quello giusto per ognuna di noi. Poi, tutti i vestiti sono stati cuciti su misura, ogni corsetto adattato al corpo di chi l’avrebbe indossato. Per quel che riguarda me, Sofia ha voluto che tenessi i capelli sciolti, un mezzo scandalo per l’epoca; a volte ho qualche bottone slacciato e le mie gonne sono più frivole di quelle delle altre ragazze. È un modo per comunicare fin da subito la mia natura ribelle».

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