Nelle ultime ore, il miliardario Elon Musk è stato oggetto di forti critiche da parte degli utenti del social di sua proprietà, X, a causa della diffusione di una fake news legata alla serie Netflix del momento, Adolescence.
Lo show, che ha conquistato il pubblico della piattaforma e generato un appassionato dibattito online, racconta la storia di Jamie (Owen Cooper), un tredicenne accusato dell’omicidio di una compagna di scuola, e si concentra sulle tematiche della violenza tra gli adolescenti e della radicalizzazione dei giovani maschi da parte di ambienti online intrisi di misoginia e razzismo.
Il braccio destro del Presidente degli Stati Uniti ha condiviso un post di vera e propria disinformazione, scritto dall’influencer Ian Miles Cheong, in cui si accusa la serie di essere portatrice di un messaggio di «propaganda anti-bianchi». «Netflix ha una nuova serie che si intitola Adolescence – ha scritto l’utente, che ha oltre 1,5 milioni di follower -. Parla di un ragazzino inglese che uccide a coltellate una sua compagna, ed è basata su casi reali come l’omicidio di Southport. Pensate un po’. Hanno cambiato l’etnia del vero assassino, che era un immigrato, e lo hanno fatto diventare un bambino bianco, per poi inventarsi che è stato radicalizzato online dal movimento red pill. Questo è il massimo della propaganda anti-bianchi».
Il post è diventato ancora più virale dopo l’intervento di Musk, che su X ha oltre 220 milioni di follower, e che lo ha condiviso aggiungendo la parola «Wow».
Immediata la risposta del web, con molti utenti che hanno accusato i due di diffondere «preoccupante disinformazione» e «nonsense virale». «Adolescence non è basata sul caso di Southport – ha precisato un utente del social -. Le riprese erano già cominciate quando è avvenuto quell’episodio». In effetti, la serie Netflix è stata filmata tra marzo e settembre 2024, mentre il tragico evento, che ha visto la morte di tre ragazzine durante una festa scolastica, è accaduto a luglio.
Per smentire le parole di Elon Musk, il pubblico ha inoltre condiviso ed evidenziato le molteplici interviste in cui gli autori Jack Thorne e Stephen Graham affermano di non essersi ispirati a una storia vera, ma piuttosto a una serie di casi collegati tra di loro dalla costante della violenza giovanile. «Nel nostro Paese, è stato osservato un aumento di omicidi con arma da taglio per mano dei giovani – ha spiegato Graham in diverse occasioni -. La cosa che mi ha colpito è che in molti casi si trattava di ragazzini, non di uomini. Ragazzini che uccidono delle ragazzine. Uno dei nostri obiettivi è stato domandarci cosa stesse succedendo a questi giovani e a quali pressioni andassero incontro dai loro pari, da Internet e dai social media».
Fonte: MetroUK
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