Ettore Scola, l’autore di C’eravamo tanto amati (1974), spegne oggi 80 candeline. I festeggiamenti sono iniziati venerdì scorso quando il regista ha ricevuto il David di Donatello “speciale”. Oggi, la casa del cinema di Roma gli dedicherà una giornata con le proiezioni di La famiglia (1987), il cortometraggio 43-97 (1997) e Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli (Italia, 1965), per il quale Scola ha collaborato alla stesura dello script.
Il regista ha infatti iniziato la sua carriera scrivendo sceneggiature. Nato a Trevico (Avellino), si trasferì a Roma per studiare giurisprudenza e nella capitale incominciò a scrivere script di commedie all’italiana, spesso assieme allo sceneggiatore Ruggero Maccari.
Il suo primo film da regista è Se permette parliamo di donne nel 1964 ma il successo arrivò con Alberto Sordi nella commedia Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968). Il suo capolavoro risale al 1974. Si tratta di C’eravamo tanto amati con Vittorio Gassman (I soliti ignoti), Nino Manfredi (Brutti, sporchi e cattivi), Stefano Satta Flores (I basilischi) e Stefania Sandrelli (Divorzio all’italiana), una commedia che ripercorre 30 anni di storia italiana e vuole rendere omaggio al regista neorealista Vittorio de Sica (Ladri di biciclette). Questi sono gli anni che rappresentano l’apice della carriera del regista che diventa un artista di fama internazionale con storie come Brutti, sporchi e cattivi (1976) e Una giornata particolare (1977) con Marcello Mastroianni (La dolce Vita) e Sophia Loren (La ciociara). Pur trattando storie sui vizi degli italiani come altri grandi maestri del tempo, da esempio Mario Monicelli a Dino Risi, Scola si è distinto per un suo stile personale, caratterizzato da un tono malinconico e da una certa solidarietà con i protagonisti delle sue storie.
L’ultimo lavoro del regista è Gente di Roma (2003), un film a episodi sugli abitanti della capitale che è stato riconosciuto come un’opera d’interesse culturale nazionale dalla Direzione generale per il cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Scola però non pensa di tornare dietro la cinepresa, come lui stesso ha commentato in una dichiarazione riportata dall’Ansa: «Per il momento non ho tanta voglia di lavorare – commenta il maestro – anche perché diventa perfino difficile trovare il tempo: sanno che sei libero e ti cercano tutti, per le richieste più strane. Ogni paesino ha un cinema che rischia la chiusura, un festivalino che cerca di crescere, un circolo culturale. E io tutto sommato mi commuovo a sentire tanta passione, mi sembra tempo ben speso quello a fianco di giovani che credono ancora in valori e idee. Ma detesto le celebrazioni e l’enfasi, non è ancora tempo di mummificarmi». Quest’anno infatti Scola è stato presidente del Bif&st – Bari International Film&TV Festival. (Foto Kikapress)
Sotto le clip di alcuni suoi film:
Se permette parliamo di donne (1964)
Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968)
C’eravamo tanto amati (1974)
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