Stillwater
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In conferenza stampa a Cannes il regista Tom McCarthy – premio Oscar per la sceneggiatura di Il caso Spotlight – ha ammesso che Stillwater è ispirato al caso di Amanda Knox, ma anche se non l’avesse fatto sarebbe stato impossibile non notarlo. Il film racconta la storia di Bill Baker (Matt Damon), un operaio di una piccola città dell’Oklahoma che attraversa l’oceano per andare a trovare la figlia Allison (Abigail Breslin), condannata a nove anni per l’accoltellamento di una coetanea con cui aveva una relazione e sempre dichiaratasi innocente. Bill ha un passato da alcolizzato e una moglie morta suicida, e incarna un pezzo d’America che generalmente sale alla ribalta delle cronache per qualche sparatoria o durante le elezioni presidenziali, come roccaforte dell’ala più conservatrice e religiosa dei conservatori americani (la famosa Bible Belt). 

La mossa del film è di metterlo in traiettoria con Virginie (Camille Cottin), una squattrinata attrice francese che si prende a cuore il suo caso e si rende disponibile a fargli da traduttrice quando Bill viene indirizzato dalla figlia sulle tracce di quello che potrebbe essere il vero assassino. Il doppio scarto di genere è servito: thriller investigativo e romanzo d’amore, quest’ultimo nella variante degli opposti che si attraggono, la francese progressista e l’americano repubblicano, l’artista bohémienne e l’ex galeotto dal cuore d’oro (Virginie ha anche una figlia anni per la quale Bill diventa una figura paterna). E attenzione, non si fa tanto per dire, la cesura è netta. Dopo una prima parte quasi da polar, il film si prende una lunga pausa in cui l’elemento giallo diventa sottinteso e, pur continuando a proiettare la sua aura sulla storia, ci ritroviamo in una specie di rom-com.

Naturalmente arriva anche la coincidenza che rimette in moto il dramma e la ricerca del colpevole, e l’ultimo atto si preoccupa di dare le risposte che servono e condurre i personaggi a un punto fermo. Tom McCarthy ha paragonato questo approccio “ibrido” al thriller a quanto fatto da Jordan Peele con l’horror in Get Out (Mark Cousins, nell’undicesima parte del suo video-saggio The Story of Film, presentato qui a Cannes, parla di “estensione dei confini del cinema”) e forse è eccessivo, ma certamente in Stillwater si prende un tempo non comune per approfondire dinamiche e psicologie dei protagonisti, forza più di una convenzione e soprattutto conferisce al suo Bill Baker una sottile ambiguità morale – perfettamente eastwoodiana – che travalica la questione politica e lo rende tra i personaggi più interessanti del recente cinema mainstream americano.

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