Les Roches Rouges: il ritorno neorealista di Bruno Dumont sulla Croisette. La recensione da Cannes 79
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Les Roches Rouges: il ritorno neorealista di Bruno Dumont sulla Croisette. La recensione da Cannes 79

Il regista di Ma Loute e L’Humanité torna nella Quinzaine che lo ha lanciato nel 1997, stavolta sostenuto anche dalla casa di produzione nostrana Nightswim, che sancisce una delle pochissime presenze italiane dell’annata.

Les Roches Rouges: il ritorno neorealista di Bruno Dumont sulla Croisette. La recensione da Cannes 79

Il regista di Ma Loute e L’Humanité torna nella Quinzaine che lo ha lanciato nel 1997, stavolta sostenuto anche dalla casa di produzione nostrana Nightswim, che sancisce una delle pochissime presenze italiane dell’annata.

Suscita curiosità constatare la recente fascinazione verso la più celebre delle tragedie shakespeariane, Romeo e Giulietta, da parte di un regista come Bruno Dumont, che ha fatto del “lavorare col basso” il suo marchio di fabbrica.

Sia ne L’Empire che in questo nuovo Les Roches Rouges l’esoscheletro della narrazione, poi contaminato dal suo autore, è quello dell’amore impossibile all’interno di un conflitto tra due fazioni, destinato a durare in eterno, laddove nel suo penultimo film era addirittura esasperato all’inverosimile con lo scontro tra gli 0 e gli 1, le due componenti incociliabili la cui esistenza permette al mondo di continuare a sopravvivere nel suo moto entropico.

Se in quel caso l’abbassamento consisteva in un dialogo tra la sua solita confezione grottesca e l’epopea fantascientifica di largo consumo, qua il regista letteralmente si china per raggiungere l’altezza dei suoi piccoli protagonisti, facendo sua la poetica del pedinamento di Cesare Zavattini.

Difatti Dumont non abbandona la periferica Costa Azzurra, ma decide di dare lo scettro della narrazione esclusivamente a una comitiva di giocosi bambini, da sempre dipinti come entità forti in chiave sociale e politica lungo la sua filmografia. Queste creature, ancora intoccate dai drammi della vita terrestre, non sono altro che alieni il cui unico interesse, oltre al prendersi gioco dei pochi adulti che gli capitano sottotiro, consiste nel buttarsi da altissime scogliere dallo splendido colore rosso.

Va sottolineato quanto Les Rouches Rouges spicchi tra le opere del suo autore come quella più visivamente travolgente, non solo per merito di un eccellente lavoro di location scouting, ma anche per come Dumont decida di snaturare le immagini da lui riprese. Dalle colorazioni delle rocce e del limpido mare fino al frequente uso di anamorfiche con effetto distorcente, ogni scelta intrapresa porta a un netto distacco dalla realtà, ma stavolta non in favore di una surrealismo respingente, bensì di un’atmosfera fiabesca.

Come se per la prima volta l’uomo dietro L’Humanité avesse accantonato il proprio nichilismo imperante, contemplando la possibilità di una vita migliore anche senza doversi rifugiare in mondi altri, che siano isolamenti nella propria fede religiosa o fughe in universi smaccatamente fantastici. Lo splendido Les Rouches Rouges trova infatti un’utopica soluzione al male nella semplicità di un abbraccio che solo due bambini sono in grado di darsi: goffo e sgraziato, involontariamente doloroso, ma di una sincerità disarmante. Una rielaborazione della lezione neorealista in controtendenza alla nostra allarmante contemporaneità.

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