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Sarà pure un termine abusato, ma è difficile descrivere Tina Rodriguez – alias Tina Thérèse, se volete scoprire la sua carriera da musicista – in modo diverso da “poliedrica”. È attrice (ultimo suo ruolo in Marfa Girl di Larry Clark, presentato in concorso al Festival di Roma), ma anche regista, sceneggiatrice, musicista e guaritrice; una sciamana moderna, che usa «la musica per incanalare energie positive e tirare fuori il meglio da chiunque» e che sta studiando canto operistico «per essere più efficace nel mio percorso di guarigione». Non il tipico personaggio hollywoodiano, insomma, e infatti la chiacchierata esclusiva che abbiamo avuto con lei per parlare di Marfa Girl ha preso direzioni inaspettate, e ci siamo ritrovati senza sapere come a parlare di Maria Callas

È strano vederla recitare in Marfa Girl: la sua musica e la sua arte sono sempre state improntate alla bellezza, mentre un film del genere sta agli antipodi…
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 «E pensa che all’inizio dovevo essere io la Marfa girl del titolo! Io mi fido molto dei segnali nella mia vita, e un giorno mi sono detta: “Dovrei davvero andare a Marfa, Texas!”. E il giorno dopo, a sorpresa, viene fuori che Larry Clark sta facendo il casting per un film ambientato lì! Quindi mi sono presentata ai provini, e l’idea di recitare quel ruolo all’inizio mi spaventava anche, con tutta la nudità che avrebbe comportato. Poi ho fatto il colloquio con Larry, gli ho parlato della mia arte e lui ha insistito perché io fossi nel film ma interpretassi, sostanzialmente, me stessa. Per il mio ruolo mi sono posta una domanda semplice: perché gli altri personaggi agiscono come agiscono? Perché la ragazza (l’esordiente Drake Burnette, ndr) sente la necessità di fare sesso con chiunque? Perché i frontalieri sono così aggressivi?».

E che risposta si è data?
«Per me questi comportamenti nascono da un profondo trauma infantile, che ti costringe a diventare cattivo o a prendere strade estreme. Ne ho parlato a lungo con Larry, due settimane dopo ho avuto la sua risposta: mi voleva a tutti i costi nel film. Così ha scritto il mio personaggio come una sorta di maestro per la ragazza di Marfa, la sua parte buona e adulta.

Com’è stata quest’esperienza?
«Diciamo particolare: non c’era copione, non c’era struttura, era quasi tutta improvvisazione. Per entrare nel film ho applicato una cosa che ho capito grazie al mio lavoro di guaritrice: usiamo tutti delle maschere, che possono essere belle o brutte, buone o cattive, ma che in ogni caso nascondono qualcos’altro, il vero volto della persona che hai di fronte. E se non impariamo ad accettare questo fatto e a mettere da parte le maschere rischiamo che ci esplodano in mano, che emergano nel modo più traumatico».

(in questo momento passa Larry Clark, che ha appena concluso le sue interviste, e si intromette nella conversazione gridando: «Non dimenticatevi di visitare www.larryclark.com!». È chiaro che il regista crede molto al suo progetto)

La sua carriera di attrice, però, non è l’unica che sta seguendo. Per esempio online si trovano molti brani musicali cantati da lei, che sono poi gli stessi che si sentono nel film.
«Faccio la musicista da quando sono nata, ho studiato chitarra, pianoforte, mi scrivo le canzoni da sola… la musica è la mia vita, e sto cercando di migliorarmi studiando il canto operistico, per migliorare la mia voce e trasformarla in uno strumento di guarigione. La musica guarisce da sempre, sono sicura che anche tu quando sei triste metti su una canzone allegra e ti tiri su di morale. Io vorrei che questo diventasse un processo cosciente e attivo, per questo mi ispiro a Maria Callas, “la divina” come la chiamavano. L’opera è considerata una cosa vecchia, il mio scopo è prendere quelle suggestioni e trasportarle nel nuovo mondo, quello in cui viviamo, e dare vita a un nuovo tipo di opera, che io chiamo sciamanica».

E per quel che riguarda il cinema? Ha in programma qualcosa di nuovo, magari un ruolo da protagonista, magari una regia…
«Sicuramente! O almeno, ci spero. Mi piacerebbe tanto. Finora ho fatto film che c’entrano poco con me, per esempio Machete: avevo bisogno di lavorare, al tempo, e quando mio fratello mi ha chiamato non ho potuto dire di no!».

Quindi non è soddisfatta di quel film, o di Bastardi senza gloria?
«No, non è quello! È solo che sono state esperienze molto provanti. Ma entrambi sono film importanti, Machete pur nella sua assurdità ed esagerazione parla dei migranti messicani e io credo che sia giusto tirare fuori questi argomenti, anche in modi “folli” come fa mio fratello. Per quel che riguarda la domanda iniziale, comunque, sì, ho in programma un ruolo da protagonista! Nel film Swallow, di Justin Hilliard (regista indie che ha fatto un certo scalpore con The Other Side of Paradise, ndr). E poi, chissà, la regia di un corto o di un film vero e proprio…».

Ma c’è qualcosa che non vuole fare nella sua vita? Per esempio, scriverà mai un romanzo?
«Lo farò! Nei miei primi trent’anni di vita mi è successo un po’ di tutto, e credo che ci sarebbe materiale a sufficienza per un romanzo. O più romanzi! O magari una serie tv…».

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