Una giacca blu sopra una stropicciata camicia a quadri. Ethan Hawke si toglie e si reinfila subito gli occhiali da sole, poi quasi si scusa: “Non lo faccio per essere cool, davvero, è che sono stanchissimo e senza mi sento nudo, senza protezione”, e sarà il fuso orario, sarà la notte in bianco, ma non si fatica a credergli guardando le occhiaie che sfoggia. Poi osserva un caffé sul tavolino e dice “non so se sia di qualcuno, ma in caso contrario mi piacerebbe tanto berlo”.

Il protagonista di tanti classici amati dal pubblico dei “giovani ma non giovanissimi”, dall’Attimo Fuggente a Prima dell’alba, è a Roma per presentare La femme du cinquième, un dramma psicologico e venato di soprannaturale su di uno scrittore americano (Hawke stesso) che si reca a Parigi per vedere la figlia e, dopo essere stato rapinato, si ritrova coinvolto in una serie di circostanze (un misterioso magazzino di cui per qualche tempo fa il custode, gli incontri in uno strano circolo letterario, un vicino della bettola in cui vive che lo minaccia) dove i confini tra realtà ed allucinazione si fanno via via più sfumati. In particolare inizia una relazione con una donna (Kristin Scott Thomas) che prima lo consiglia e poi scompare senza lasciare traccia.

BEST MOVIE: In gran parte del film parli in francese. Conosci la lingua?
ETHAN HAWKE: Alcune cose mi hanno aiutato, per esempio il fatto che conosco Julie Delpy da 15 anni (la sua partner in Prima dell’alba e Prima del tramonto, NdR) e che è la lingua che studiavo al liceo. In realtà ho “macellato” il francese per tutto il film, ma era ok per il personaggio che comunque è un americano che non vive in Francia. Inoltre ho semplificato a priori il francese in ogni battuta che avevo e tutto è andato ok.

BM: In questo film Parigi è una specie di trappola. Sembra che gli americani si sentano sempre insicuri o minacciati quando pensano alle città europee.
EH: Il film è fondamentalmente sulla depressione. La depressione è come una coperta che porti sempre sulla testa, ci guardi attraverso e ti fa vedere le cose in un modo distorto. In realtà avremmo potuto girarla anche altrove questa storia. Diciamo che Parigi è così romantica che essere lì e non accorgersene, come capita al protagonista, racconta molto bene la depressione.

BM: È un film in cui non si capisce mai cosa è reale e cosa non lo è.
EH: Non mi piacciono i film alla “David Lynch” in cui mentre succede qualcosa di strano, gli attori recitano in modo strano, e fanno certe facce, magari al ralenty e con una musica strana… Mi piace di più una recitazione naturalistica in un contesto surreale.

BM: Che tipo di rapporto hai avuto sul set con Pawel (Pawlikowski, il regista, NdR) e Kristin?
EH: Pawel voleva che le idee per i personaggi venissero soprattutto da noi, che lo sentissimo come un film nostro. Ad esempio abbiamo dovuto capire assieme chi fosse esattamente il personaggio di Kristin, questa donna che mi seduce e mi consiglia e forse alla fine non esiste. Perché puoi recitare un simbolo, che sia la morte o la follia. Quindi chi era, e cosa significava fare l’amore con lei? Era masturbazione? È stato come “scolpire” un personaggio durante le prove.

BM: Quali sono i tuoi prossimi progetti?
EH: Tra poco uscirà un film che si chiama Sinister, diretto da Scott Derrickson (quello di The Exorcism of Emily Rose, NdR), vicino come atmosfere a Rosemary’s Baby di Polanski. Poi farò un testo di Brecht a Broadway, e sto anche scrivendo il testo per una graphic novel disegnata da Greg Ruth sulla vita di Geronimo. Ho passato anni a scrivere uno sceneggiatura sulla vita di Geronimo e non sono mai riuscito a realizzarla come film, e ho capito che la graphic novel potrebbe essere la froma d’arte più giusta.

BM: E i romanzi? Ne hai in programma altri?
EH: Sto cercando di finire il terzo. Si tratta sempre di storie molto personali. Scrivere è una cosa che posso fare in modo completamente “non professionale”, non lo faccio per soldi, per fortuna ho già un lavoro vero.

BM: Sei impegnatissimo: come fai a stare dietro a tutto?
EH: Mi piace rimepire la vita con cose che mi aiutano ad essere piu selettivo sui progetti cinematografici.

BM: Capita di essere in ansia tra un film e l’altro, di aver paura di non ricevere proposte interessanti?
EH: È il mestiere dell’attore, è naturale avere un pò d’ansia, soprattutto quando ti poni il problema di mantenere e garantire un futuro a 4 figli (Ethan ha 4 figli, di 13 e 9 anni, avuti dal primo matrimonio con Uma Thurman; e di 3 anni e 4 mesi, avuti dal secondo matrimonio con Ryan Shwhughes, ex babysitter alle sue dipendenze, NdR). Diciamo che ho cominciato a capire perche certe persone fanno cose tipo Spiderman…

BM: Cosa ami di più fare con i tuoi figli?
EH: Suonare con loro è la cosa che amo di piu. Mio figlio suona il piano, mia figlia la chitarra, e il piccolo balla. Io non suono niente: canticchio male. Ma in Brecht, a teatro, canterò, e spero di cavarmela! (Foto Getty Images)

Alcune immagini tratte dal film La femme du cinquième.

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