Parlare di videogiochi e di videogiocatori senza cadere nel baratro degli stereotipi è sempre difficile. E lo è perché ogni categoria di appassionati cronici, dallo sportivo innamorato del pallone al cinefilo, dal motociclista smanettane al techno-freak schiavo di ogni nuovo prodotto digitale, ha le sue manie e le sue particolarità. Ma mentre questi gruppi nel corso degli anni si sono “affrancati” dal loro isolamento e hanno cooptato, conquistandoli, vari segmenti della società, i videogiocatori hanno conservato un’immagine davvero poco attraente.

Brufolosi, sedentari, privi di una vita sociale estranea a quella del mondo virtuale, i gamer sono sempre stati confusi con i classici nerd che il cinema americano ci ha fatto conoscere in mille teen-movie, dipingendoli invariabilmente come “gli sfigati”. Eppure, anche in questo caso, nel corso degli anni le cose sono molto cambiate e i giocatori non sono più quelli di una volta. L’hobby videoludico è finalmente diventato trasversale e Gamers, la nuova sit-com tutta italiana ideata da Luca Maragno e realizzata in co-produzione con la catena di negozi GameStop, tenta di offrire uno spaccato umoristico e più attuale di questo pianeta sconosciuto ai più.

I primi tre episodi sono online da oggi sul canale dedicato di YouTube, mentre i successivi verranno pubblicati ogni martedì e saranno visibili gratuitamente. Gli argomenti trattati saranno ovviamente inerenti ai videogame e alla tecnologia, mentre la scelta della Rete come canale per la “messa in onda” della serie  rappresenta una formula piuttosto innovativa in linea perfetta con il soggetto della sit-com.
La galleria dei personaggi di Gamers è piuttosto riuscita e comprende diverse tipologie di giocatore che vanno dall’insospettabile professoressa appassionata di giochi ultra violenti all’eterno indeciso, dal genio sempre al lavoro sul progetto del gioco definitivo al metallaro aggressivo che cela un cuore d’oro fino ai due commessi del negozio dove si svolgono le vicende di Gamers, “spalle” ideali per i vari caratteri.
L’operazione, a metà strada tra il marketing e la sit-com vera e propria, appare ben confezionata e ben girata, quasi tutti gli attori riescono a bucare il video e a trasmettere, in pochi secondi, l’essenza del loro personaggio. I primi episodi che abbiamo potuto vedere in anteprima, come spesso succede nel caso dei prodotti seriali mostrano ottimi spunti, strappano sempre un sorriso e non di rado qualche risata di pancia, ma meritano una revisione.
Gamers, infatti, indulge un po’ troppo nel linguaggio tecnico dei gamer più accaniti e rischia di non essere goduto a fondo da chi non videogioca. Per superare questo ostacolo, gli sceneggiatori dovrebbero spostare il fuoco dal videogame, sempre al centro della scena e dei dialoghi, ai personaggi che, altrimenti, rischiano di fare da contorno e finiscono per perdere la forza della quale sono dotati.
Nel complesso, la prima serie di Gamers diverte e si prende gioco, in modo sempre garbato, delle manie dei giocatori italiani, simili per certi versi a quelli di tutto il mondo, ma unici (proprio perché italiani – si pensi alla divisione quasi religiosa tra i seguaci dei giochi di calcio FIFA e Pro Evolution Soccer) e inimitabili. È arrivato Gamers. Viva Gamers!

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